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Di Claudio Forleo | 25.01.2013 15:46 CET

"Io sono stato colpito dalla mafia per minacce verso i miei figli e ho dovuto portare la mia famiglia fuori Italia per un'estate. Ho pagato il fatto di essere un imprenditore di successo, e la mafia mi ha chiesto anche dei riscatti per la sicurezza dei miei figli, riscatti che non ho mai pagato". Parole pronunciate ieri in radio da Silvio Berlusconi.

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In genere quando la mafia inizia a ricattare qualcuno la storia può finire in tre modi diversi: il ricattato inizia a pagare, si rifiuta e allora iniziano gli atti intimidatori fino a quando non cede, oppure si rivolge alle forze dell'ordine. L'ex premier traccia una quarta via: ci si rifiuta e basta.

C'è un'intercettazione che risale al 1988 fra l'allora indagato Renato Della Valle (immobiliarista e socio di Berlusconi) e il Cavaliere, pubblicata in passato su vari libri-inchiesta. Intercettazione ripresa anche da La Stampa, in un articolo di Lirio Abbate del luglio 2009, e da Micromega. Eccone uno stralcio.

DELLA VALLE - Come andiamo?; BERLUSCONI - Ma, guarda, vado male da un punto di vista fisico, perché mi è venuto... c'ho un'artrosi, più un... un po' di altri dolori. Mi sono bloccato sulla sinistra, dietro, tutto.

DELLA VALLE - Ma va! ; BERLUSCONI - E allora sono messo male fisicamente. E poi c'ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n'ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandar via i miei figli, che stan partendo adesso per l'estero, perché mi han fatto estorsioni... in maniera brutta.

DELLA VALLE - Oh, Madonna!  BERLUSCONI - Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e... Sono ritornati fuori.

DELLA VALLE - Eh, va be', no... hai St. Moritz, se no ti dicevo: se vuoi mandarli anche qui a casa mia, non ci son problemi, eh.  BERLUSCONI - Grazie, ma li mando molto più lontano.

DELLA VALLE - Ah. BERLUSCONI - Sai, siccome mi hanno detto che, se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo...

Più avanti Berlusconi dice: "No, no, ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni".

Il futuro Presidente del Consiglio rivela due fatti importanti: di aver ricevuto minacce mafiose già "dieci anni" prima della telefonata in questione datata 1988. E, fatto più imbarazzante, dichiara che 'pagherebbe tranquillo' se avesse la certezza di chiudere la storia.

C'è un'altra intercettazione, più famosa e altrettanto imbarazzante. Nel novembre 1986 scoppia un'altra bomba (la prima risale agli anni Settanta) presso la villa di via Rovani a Milano, una delle residenze del Cavaliere. Silvio Berlusconi chiama Marcello Dell'Utri: "È stato Mangano...una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto...Mi dispiacerebbe se i carabinieri, da questa roba qui, fanno una limitazione della libertà personale a lui".

Mangano è lo stalliere di Arcore, in 'servizio'fra il 1974 e il 1976. Berlusconi non ha mai sporto denuncia in riferimento agli episodi citati.

Berlusconi
(Foto: Reuters / Thierry Roge)
Silvio Berlusconi
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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