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Di Alessandro Proietti | 28.01.2013 09:45 CET

LTRO, "Ieri" - Long Term Refinancing Operation. Stiamo parlando del piano di rifinanziamento a lungo termine della Bce varato nel dicembre del 2011. Un "parente" di quel tanto famoso Quantitative Easing della Fed noto anche come "alleggerimento quantitativo".

Flickr // warein.holgado
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I piani LTRO hanno visto la Bce concedere prestiti, a tutte le banche richiedenti, della durata di 3 anni con un tasso di interesse dimezzato rispetto a quello applicato per le operazioni di rifinanziamento principale. Il collaterale, la garanzia richiesta, è un pool di asset specificati in una lista pubblica ed aggiornata puntualmente sul sito della Bce.

Nelle due operazioni effettutate la Bce ha erogato circa 1018,721 miliardi di euro così distribuiti: €489,19 miliardi diretti verso 523 banche durante l'asta del 22 dicembre 2011; €529,53 miliardi durante la seconda asta del 29 febbraio 2012 a fronte di 800 banche richiedenti.

La maxi-manovra era ovviamente volta allo sblocco dell'erogazione del credito a livello "locale" onde evitare il tanto temuto credit-crunch, quella stretta creditizia che ferma sul nascere ogni ipotesi di ripresa sul miraggio della crescita.

LTRO, "Oggi" - Il tempo dell'economia si è sganciato da quello della storia: ciò che è accaduto solo un anno fa sembra oggi molto più distante nelle nostre menti. La Bce ha annunciato che durante questa settimana, primo appuntamento "valido" per la restituzione dei fondi ricevuti, circa 278 banche europee renderanno i prestiti ricevuti per un totale di 137,2 miliardi di euro.

Ricordiamo che una prima stima, fatta da Bloomberg, parlava di appena €84 miliardi pronti da rendere all'Eurotower mentre una seconda condotta da Reuters si spingeva fino a €100 miliardi. Supera le attese, dunque, ma resta di fondamentale importanza capire la natura intrinseca di questo dato. L'ipotesi, forse troppo ottimistica, concepisce questi numeri come il primo concreto segnale di un miglioramento delle condizioni delle banche europee.

Le analisi successive sembrano non lasciare troppo spazio a questa rosea visione: l'ipotesi significativa che la contrasta è quella che va ad analizzare il chi sia già pronto per rendere i fondi ricevuti. Una risposta plausibile potrebbe essere: le banche dell'Europa del Nord. Se così realmente fosse, il quadro muterebbe: i €137.2 miliardi di cui sopra evidenzierebbero un semplice eccesso di liquidità. Nessun miglioramento delle condizioni di credito, nessun colpo inferto a quel credit-crunch. Il differenziale "reale" delle economie resterebbe così immutato: le condizioni ideali per tornare a crescere (che servirebbero in Paesi come Grecia, Spagna ed Italia) si trovano in Germania, Francia & Co.

Questa visione si sposerebbe bene, poi, con il report di Morgan Stanley che mostrava liquidità in eccesso per le banche franco-tedesche: €97 miliardi per le prime e ben €236 per le seconde. Fondi che, presi all'1%, ora giacciono sul conto non remunerato presso la Bce e spingono, per una semplicissima analisi di costo-opportunità, verso restituzione, magari ancora parziale, alla casa madre.

Euro
(Foto: Flickr // warein.holgado / )
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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