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Di Alessandro Proietti | 28.01.2013 12:18 CET

Oltre ottanta città italiane, nella giornata di oggi, sentiranno un coro di 'nuove' voci protestose: sono quelle delle piccole e medie imprese riunite, per la prima volta, in una giornata di mobilitazione nazionale. A promuovere l'iniziativa è stata "Rete Imprese Italia", soggetto che raccoglie Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti.

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Nel comunicato diffuso si leggeva: "La Giornata di Mobilitazione su tutto il territorio nazionale sarà aperta dall'intervento da Roma del Presidente di turno di R.ETE. Imprese Italia e Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Parteciperanno i Presidenti di Casartigiani, Giacomo Basso, di CNA, Ivan Malavasi, di Confartigianato, Giorgio Merletti, e di Confesercenti, Marco Venturi.

Nel corso dell'incontro sarà presentato il documento di R.ETE. Imprese Italia con le richieste alle forze politiche per la prossima legislatura".

La mobilitazione generale pone l'accento sul disagio economico che stanno vivendo le Pmi italiane. I numeri presentati negli scorsi giorni nel paper di R.ete. Imprese Italia, intitolato "Mettere al centro l'impresa per tornare a crescere", delineano un quadro decisamente preoccupante.

Il sistema sembra soffrire in ogni suo singolo aspetto. Si parte con dal calo della fiducia nel 2012 ripartito tra il -11.1% delle famiglie (novembre 2011 - dicembre 2012 ) ed il -12.4% delle imprese: il dato assume un ruolo fondamentale se inserito nell'ottica delle prospettive che si creano negli attori dell'economia per il futuro a medio-breve termine. Un "futuro incerto" che pesa poi sui consumi reali pro capite che tornano, addirittura, ai livelli del 1998.

Le imprese devono poi fronteggiare l'aumento del 2.6% dei tassi bancari attivi registrati tra dicembre 2011 (11.02) e settembre 2012 (11.31) (dati R.ete. Imprese Italia via Bankitalia): il razionamento del credito bancario sembra ancora in atto e questo porta solamente ad un ulteriore inasprimento delle condizioni delle piccole e medie imprese. "In Italia, nel 2012, ha chiuso un'impresa al minuto", così recita lo spot radio divulgato da R.ete. Imprese Italia. Il 2012 ha, infatti, registrato 168.937 cessazioni a fronte di "sole" 115.703 nuove iscrizioni. Un ammanco, dunque, di 53.234 imprese.

Il documento continua la sua disamina osservando il risultato lordo di gestione: partendo da un indice pari a 100 nel 2007 (considerando solo le società non finanziarie) il RLG mostrava un 91.3 nel 2011 sceso poi 63.9 nel 2012 (primi nove mesi dell'anno). 

A complicare il quadro economico, poi, si aggiungono alcune inefficienze "croniche" della burocrazia italiana. Gli anni di attesa per la sentenza di fallimento ed insolvenza variano da 1 (Regno Unito) all'1.8 italiano (passando per l'1.2 tedesco e l'1.9 francese). Lunghe attese presenti anche nel computo dei giorni di attesa della sentenza per far rispettare un contratto: se in Francia e Germania passano "soli" 390 e 394 giorni, l'attesa italiana schizza a 1210 giorni. Stessa sorte, poi, per i giorni di attesa per il pagamento dei crediti della P.A. verso le imprese: 36 per la Germania, 43 giorni per il Regno Unito, 65 per la Francia e, dulcis in fundo, 180 giorni per l'Italia.

"Piccoli" aspetti che, uniti al quadro generalmente preoccupante dell'economia attuale, altro non fanno che peggiorare le condizioni delle imprese costringendole a chiudere o a procedere stentatamente, con sempre meno risorse, perinde ac cadaver

Squinzi: detassare i salari per incentivare consumi
(Foto: Reuters / )
Repertorio - Dal patron di Confindustria una nuova politica finanziaria per far crescere l’economia italiana e rilanciare i consumi
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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