Ancora allarme disoccupazione per l'Eurozona. Sono circa due milioni e mezzo i posti di lavoro persi tra il 2000 e il 2011 nel settore manifatturiero.
reuters
L'analisi dei posti di lavoro persi dal 2000 al 2011 rivela tassi maggiori in Germania piuttosto che in Italia
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Lo rivela il commissario Ue agli affari economici Olli Rehn nel corso della conferenza a Madrid sul 40esimo anniversario dei sindacati europei (Etuc).
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I dati riguardano i quattro paesi maggiori dell'Eurozona. Nello specifico, i posti di lavoro persi in Germania ammontano a 570.000, quelli in Francia e Spagna a 750.000 e, infine, in Italia a 370.000.
Sorprendentemente i numeri rivelano minori licenziamenti in Italia che in Germania.
I dati preoccupanti fotografano un mercato del lavoro provato dalla crisi economica. Simili cifre si aggiungono agli oneri delle casse dello Stato, già provate da un alto indebitamento e da una piramide dell'età sempre meno in equilibrio tra vecchie e nuove generazioni.
La piaga della disoccupazione riduce il reddito pro capite e appesantisce ulteriormente le casse dello Stato.
Pe porre fine ad una situazione insostenibile, la priorità per Olli Rehn è un' "inversione di rotta" che faciliti i contratti di lavoro permanenti e assicuri il ritorno all'attività di coloro che perdono il posto.








