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Di Alessandro Proietti | 29.01.2013 11:26 CET

Welfare ovvero "Sistema sociale che vuole garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili".

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Un inglesismo, quello di cui sopra, che forse non rende adeguata giustizia ad un concetto estremamente importante nell'economia di uno stato. Nelle economie moderne il c.d. "sistema sociale" diventa specchio del buon funzionamento di tutto il meccanismo economico: quando, per far cassa, si riduce il welfare dovrebbero scattere diversi campanelli d'allarme.

Succede invece che in periodi contraddistinti da una chiassosa classe politica, come gli ultimi anni vissuti in Italia, il tagli al welfare finiscono per passare silenti, quasi invisibili. Fortunatamente, a ridestare gli italiani da questo torpore, ci pensa un'indagine Spi-Cgil.

I Fondi nazionali per gli interventi sociali hanno perso il 75% delle risorse complessive derivanti dallo Stato negli ultimi 5 anni. Ma il dato che emerge dall'analisi minuziosa delle singole voci è ancor più allarmante.

Il Fondo per le politiche sociali, che corre in aiuto di  persone e famiglie bisognose, è passato da una dotazione iniziale di 923.3 milioni di euro a quella attuale di €69.95 milioni che, in percentuale, rappresenta un taglio del 92.5%.

Peggio, se è possibile dirlo, è andata al Fondo per la non autosufficienza: dotato di 400 milioni di euro nel 2010 il precendente Governo Berlusconi lo ha eliminato del tutto. Sempre nel report Spi-Cgil il successivo Governo Monti non ha provveduto, come invece promesso in un primo momento, al rifinanziamento del Fondo dopo il taglio netto del Governo Berlusconi.

Continua la triste lista con il Fondo per le politiche della Famiglia che si riduce da €185.3 milioni agli attuali €31.99 milioni e con il Fondo per le politiche giovanili che viene affossato con finanziamenti ridotti a 8.18 milioni di euro dai precedenti €94.1 milioni.

Quanto traspare a livello macro nel contesto nazionale non diverge, di molto, dallo scenario locale. Lo stesso trend in atto è osservabile anche nei Comuni italiani con una feroce politica di tagli alla spesa per servizi sociali in senso stretto (-3.6% nel 2012) e nella corrispettiva versione allargata che include anche lo sport, il tempo libero e l'istruzione (-6.8%). 

"Ormai siamo davvero all'anno zero del welfare pubblico con un continuo taglio di risorse che sta privando dei servizi di assistenza le fasce piu' deboli del paese, che in questo modo sono state letteralmente abbandonate al proprio destino". Cosi' ha commentato i dati del report Spi-Cgil Carla Cantone, leader dello Spi.

La sensazione di fondo è che non sia ancora del tutto chiara l'importanza del welfare. Quello che appare come un taglio a costi secondari da parte della politica dovrebbe essere rivendicato aspramente da ogni cittadino. Minare alla base il welfare rappresenta uno dei modi "migliori" per compromettere la crescita, lo sviluppo ed il benessere della Nazione.

La speranza, in una campagna elettorale che vive di "mode del momento", è che la tutela del welfare diventi argomento principale di dibattito.

Povertà
(Foto: Reuters / )
Povertà
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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