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Di Fabio Ferri | 29.01.2013 12:31 CET

Fumata bianca dall'Abi. Antonio Patuelli è il nuovo presidente dell'Associazione Bancaria Italiana. Succede a Giuseppe Mussari dimessosi dopo lo scandalo che ha coinvolto Monte dei Paschi, e che ad una settimana di distanza sembra aprire nuovi scenari. Patuelli fin da subito era entrato nella rosa dei papabili, e alla fine l'ha spuntata lui, convincendo all'unanimità i Saggi dell'Abi, che hanno il compito di decidere chi guiderà per i prossimi anni l'Associazione. La vera sfida però è un'altra: traghettare il sistema bancario italiana (di concerto con altre istituzioni come il Tesoro e Bankitalia) fuori dalla tempesta Mps, che giorno dopo giorno non fa che aumentare. Compito arduo, per questo il cavallo deve per forza essere di razza: per ridare fiducia a investitori e correntisti.

CC
Palazzo Altieri da piazza del Gesù a Roma, sede dell'ABI. Fonte Wikipedia

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Come per Mussari, cerchiamo di capire chi è Patuelli.Membro del consiglio e del comitato esecutivo dell'Abi dal 1998, di cui è stato vicepresidente nei bienni 2002-2004 e 2006-2008, e nell'ultimo biennio (2010-2012) anche  vicepresidente vicario. Chi invoca una separazione netta tra politica e finanza, forse non sarò soddisfatto della nomina. Come Mussari, Patuelli è laureato in Giurisprudenza. Presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna, vicepresidente dell'Associazione delle Casse Rurali (Acri).

Patuelli è vicino al ministero dell'Economia, e non può che essere diversamente visto gli incarichi che ha ricoperto in tanti anni. Uno su tutti: sottosegretario del Governo Ciampi, che battezzava la nascita dell'euro (o il De Profundis della lira). Se le banche sono il suo lavoro, la politica era (è?) la sua passione. Da giovane è segretario della sezione giovanile del Partito Liberale; crescendo (prima sotto l'ala di Renato Altissimo e poi  quella di Spadolini) arriva in Parlamento per due legislature. Facendo parte della  Commissione Tesoro e Bilancio e della Bicamerale per la Riforma istituzionale. Con la caduta della prima Repubblica, e con il Governo Ciampi, diventa sottosegretario alla Difesa. Il suo ultimo incarico, era il 1993.

Da qui in poi incomincia la sua carriera da bancario: iniziando dalla Cassa di Risparmio di Ravenna, diventandone presidente. Dal 2001 fa parte del consiglio e del comitato di gestione del Fondo interbancario di tutela dei depositi dell'Abi. Dove lavora in particolare per tutelare i piccoli istituti di credito, messi in ombra e in minoranza da quelli molto più grandi. La summa di questo lavoro sono le nuove regole per i rinnovi delle cariche elettive: che vengono subito rinominate "Lodo Patuelli". Patto che sancisce di fatto un'alternanza tra grandi e piccoli istituti per l'assunzione ai vertici. L'arte della diplomazia non gli manca di certo, ed è venuta fuori anche in altre situazioni ancor più delicate. Come per quanto riguarda il caso delle commissioni bancarie. Che furono prima cancellate dal governo, e poi reintrodotte  dopo la minaccia di dimissioni in blocco da parte dei vertici bancari, con la minaccia di non garantire più gli scoperti.

Diplomazia e capacità comunicative sono quindi la sua forza, affinate forse anche dal suo lavoro come editorialista de Il Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno. Tutte abilità politiche in un certo senso, maturate nel contesto della Prima Repubblica, utili per districarsi tra i corridoi di Palazzo. Il problema è sapere se questi "soft skills" saranno sufficienti a fare chiarezza e a ridare fiducia nel sistema bancario italiano. 

Sede dell'Abi
(Foto: CC / )
Palazzo Altieri da piazza del Gesù a Roma, sede dell'ABI. Fonte Wikipedia
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