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Di Alessandro Proietti | 30.01.2013 11:19 CET

Indipendenza si, indipendenza no. 

Leitmotiv della Catalogna, la questione assume aspetti sempre più paradossali. Da una parte c'è la folta schiera di politici che chiede a gran voce l'indipendenza dal Governo centrale: l'ultima trovata, in tal senso, è stata l'approvazione (85 voti a favore, 41 contrari e due astenuti) circa la dichiarazione di sovranità della regione. La mossa, puramente simbolica vista la pronta risposta di Rajoy ("La dichiarazione di indipendenza non serve a niente"), ha valore se inserita nell'ottica dell'eventuale prossimo referendum sull'indipendenza della regione dalla Spagna.

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I cittadini, d'altra parte, sono i primi a non sembrar completamente convinti dall'ipotetica separazione: più di un sondaggio riporta come più del 50% dei cittadini catalani sia in realtà contrario all'indipendenza dalla Spagna.

Sorvolando sulle mosse populistiche di una classe politica in crisi di popolarità, la realtà economica della Catalogna mostra criticità ben maggiori di quanto possano far credere gli indipendentisti. I dati dell'Istituto Nacional de Estadística portano chiarezza sui problemi economici della regione spagnola analizzando alcuni aspetti fondamentali dal 2008 al 2011.

I numeri che emergono mostrano una Catalogna in crisi. I livelli dei slalari, ad esempio, sono scesi del 5.6% a fronte di un rincaro dei prezzi correnti del 2%. Se i salari scendono, lo stesso andamento può essere riscontrato nella voce degli impieghi. Le statistiche della regione, nel periodo preso in esame, segnalano un calo del 9.82% con picchi del 40% nel settore delle costruzioni e del 20% in quello dell'industria manufatturiera.

Altro dato simbolico, sempre fornito dalle statistiche ufficiali, è quello legato alle procedure fallimentari del terzo trimestre del 2012 spagnolo: su un totale di 1646 procedimenti avviati ben 345 (quasi il 21%) sono attribuibili al territorio catalano.

La popolazione in difficoltà è in costante crescita. Episodi simbolici di tale malessere avvengono in continuazione. L'ultimo, in ordine puramente temporale, è quello legato alla Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH) che sta promuovendo un'ininterrotta campagna per la riappropriazione di alcuni edifici con lo scopo di tutelare nuclei familiari in grandi difficoltà economiche. L'ultimo episodio è legato all'occupazione di sei edifici completamente vuoti di proprietà delle banche dislocati in punti nevralgici del territorio catalano. Prevista per il prossimo 16 febbraio, inoltre, una larga mobilitazione di protesta cittadina. Dall'inizio della crisi finanziaria la Catalogna ha registrato il più alto numero di ingiunzioni ipotecarie: circa 400 mila ben al di sopra della media delle altre regioni spagnole.

Il quadro economico di una delle più importanti regioni spagnole sembra dunque rendere assurdo alcun proclama indipendentista. Nonostante tutto, la più grande critica ai sentimenti separatisti deriva da due semplici, solari dati. Parliamo dei prestiti monetari richiesti dalla Catalogna allo Stato centrale. Dopo un primo bailout da 5 miliardi di euro dello scorso agosto, arriva ora una nuova richiesta di aiuti. Questa volta si parla di ulteriori 9 miliardi di euro. L'uso che ne sarà fatto servirà in parte (€7.7 miliardi) per ripagare il debito ed in parte (il residuo) per raggiungere quei target prefissati di riduzione del deficit imposti dal Governo spagnolo.

La sensazione, dunque, è che nella congiuntura economica attuale nessuno beneficerebbe di un'indipendeza catalana: chi continua ad insistere su questo tema è un inguaribile nostalgico o un miope convinto.

 

Catalogna
(Foto: Flickr // leo gonzales / )
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