La storia delle sanzioni al Monte dei Paschi di Siena ha radici più profonde di quanto ci si possa immaginare.
reuters
E' caccia ai responsabili
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Torniamo indietro al 2009, precisamente nel mese di settembre. Arrivò, in tale data, la prima vera sanzione al Mps: 64mila 555 euro nei confronti di Antonio Vigni, allora direttore generale, per violazioni in materia di trasparenza bancaria. In quell'occasione la sanzione è risultata di "piccolo" importo ma rappresentò comunque il massimo imponibile dalla normativa.
Fece seguito l'ispezione di Vigilanza del 2011 i cui risultati negativi fecero emergere quelli che la Banca d'Italia definì come "profili di interesse per altre possibili Autorità": tradotto brutalmente vennero chiamate in causa la Procura delle Repubblica di Siena e la Consob.
Le carenze organizzative riscontrate dalle ispezioni miste alle lacune nei controlli interni e alle violazioni della normativa in materia di contenimento dei rischi finanziari sono alla base della successiva ondata di procedure sanzionatorie nei confronti di amministratori, del direttore generale, dei sindaci e dei componenti del comitato direttivo all'epoca dei fatti.
Ma la procedure non finiscono qui: alla fine dello scorso anno sono stati avviati altri tre procedimenti sanzionatori. "Vittima", si fa per dire, ancora la vecchia dirigenza del Mps. Sotto la lente di ingrandimento vi sono compensi riconosciuti ad Antonio Vigni, dopo il suo allontanamento dalla banca; la così detta operazione "Fresh" che tira in ballo i vecchi dirigenti così come il revisore dei conti interessato e le errate comunicazioni periodiche inviate alla Banca d'Italia.








