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Di Arianna Adamo | 30.01.2013 15:25 CET

Con Facebook e gli altri social network la nostra faccia, le nostre giornate e i nostri amici sono messi in vetrina. Ma più riveliamo la nostra vita più desideriamo proteggerla e tenerla sotto controllo. È il fenomeno che viene chiamato privacy paradox, il paradosso più reale dei nostri giorni.

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Una questione che non passa inosservata alle istituzioni europee e al mondo accademico a Bruxelles, dove di recente si è tenuta la “Conference on Computing, Privacy and data protection 2013”. Nell’incontro si è discusso di dati personali e tecnologia con interlocutori provenienti dalle università, dalle istituzioni europee e dalle maggiori aziende tecnologiche ma anche da piccole startup. Un aspetto è emerso più degli altri: è importante che resti valido un ordinamento unico in campo di trattamento dei dati, almeno a livello europeo.

“L’assenza di uniformità” ha affermato Erika Mann, capo dell’EU policy per Facebook, “metterebbe in difficoltà le grosse aziende, come Facebook, e da un altro lato affosserebbe completamente le piccole start up, le quali spendono molti soldi in consulenza” ponendo l’accento sull’importanza di un’unica via di interpretazione del regolamento europeo in campo di data privacy. Ci sono questioni di non facile soluzione come ad esempio il riconoscimento facciale, uno strumento che suggerisce i tag per le fotografie pubblicate su Facebook. Ma il social network ha trovato una possibile soluzione. Il nuovo Graph Search, introdotto recentemente, sembra conoscere e rispettare i limiti che ogni utente mette alla visibilità dei contenuti: a tutti, ai propri amici, ad amici di amici, a una singola lista. Se un utente rende i contenuti visibili solo ai propri amici, questi non compariranno mai nelle ricerche effettuate da qualche sconosciuto.

“Noi abbiamo sempre cercato di rispettare le indicazioni che provengono dall’ordinamento dell’Unione Europea e lo faremo anche in futuro” ha detto Richard Allan, global manager della data policy per Europa, Medio Oriente e Africa, in un’intervista per il Corriere della Sera. “Questi aspetti sono sempre stati gestiti dalla sede irlandese di Facebook, cui il bacino europeo fa riferimento. Siamo stati consigliati dalla nostra commissione di 'data detection', l’anno scorso, sulla tecnologia del riconoscimento facciale. Alla luce delle linee guida dell’articolo 29 del 'Working party' decidemmo di disattivare il servizio l’anno scorso, ma vogliamo reintrodurlo quando troveremo un approccio giusto per notificare ed educare gli utenti al corretto utilizzo dello strumento. Come? Non ci sarà un impatto diretto sul motore di ricerca 'graph search': se si ricercano le foto di amici, questi verranno fuori solo se hanno accettato i tag, e se sono quindi presenti nella foto. L’unica funzione sarà di suggerire i modi in cui verranno taggate le foto”.

Con Graph Search non si saranno pericoli per la privacy. Gli utenti potranno essere più tranquilli. Allan ha specificato, inoltre, che una volta cancellati i contenuti si potrà scegliere se eliminare il contenuto dalla Timeline di Facebook o se eliminarla totalmente da Facebook. “Abbiamo stabilito come comportarci in base alle indicazioni europee di data protection. Se si cancella qualcosa, Facebook potrebbe conservarlo fino a 90 giorni dal momento in cui viene cancellato, sui server. Potrebbe, ma di solito le tempistiche sono inferiori. Dopo i 90 giorni, il contenuto non è più recuperabile. C’è un’eccezione: se un profilo è sotto inchiesta, allora i dati cancellati sono conservati. Ma sono circostanze in cui riceviamo specifica richiesta da parte della polizia, o le autorità, ed esaminiamo attentamente ogni caso” ha spiegato Allan.

Mark Zuckerberg negli scorsi giorni ha affermato che Graph Search sarà in qualche modo “il Google in Facebook”: all’interno del social network sarà possibile ricercare foto, amici, tag, caratteristiche in comune con gli altri utenti. Ma la privacy degli iscritti? Sarà in qualche modo tutelata dalle restrizioni nella visualizzazione. “Solo io” o “Amici” saranno le uniche “armi” a disposizione degli utenti per evitare di finire nella nuova ricerca di Facebook. Per questo motivo, c’è già chi punta il dito contro la nuova funzione, richiedendo una maggiore trasparenza sul modo con cui Graph funzionerà realmente. La privacy su Facebook è davvero possibile?

Facebook Graph Search
(Foto: Reuters / )
Facebook Graph Search
This article is copyrighted by International Business Times.
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