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Di Luca Marra | 30.01.2013 14:30 CET

Il 26 dicembre del 2004 accadde l'impossibile, The impossible. Lo tsunami più violento della storia colpì le coste sudorientali dell'Asia causando la morte di 300 000 persone. Tra i sopravvissuti all'impossibile ci fu la famiglia Alvarez-Belon: marito, moglie e tre figli piccoli. The impossible racconta la loro storia vera. La loro sopravvivenza, la ricerca, il dolore e la forza.

Eagle Pictures
The impossible: Naomi Watts e Tom Holland in una sequenza del film.

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Naomi Watts interpreta Maria Belon, la madre, ruolo che gli è valso la nomination ai prossimi oscar come miglior attrice protagonista. Suo marito nella storia è Ewan McGregor mentre tra i figli c'è un sorprendente Tom Holland, nel ruolo di Lucas. Questo storia di grandissimo dolore è girata da Juan Antonio Bayona. Classe '75, nato a Barcellona, è il regista dell'horror melò che ha stupito il cinema recente cioè The Orphanage. Lo stilema dell'horror Bayon se lo porta anche in The Impossibile, il film comincia con l'incedere del terrore e già nella prima sequenza  ci avvisa della verità della storia: assaggiamo il potente sound editing che traduce la paura solo in suoni con una soluzione audiovisiva simile all'apertura di Fahrenheit 9/11 di Michael Moore. La macchina da presa tratteggia quanto basta la famiglia per poi concentrarsi sull'orrore con la sequenza dello tsunami che dura 10 minuti e ha richiesto un mese di lavorazioni tra vasche ed acqua vera. Ineccepibile regia quella di Bayona, tesa, spettacolare con i dovuti controcanti drammatici inspessiti dalle ottime interpretazioni della Watts in primis ma di tutto il cast in generale, comparse comprese.

Film del genere, basate su tragedie enormi instillano sempre un interrogativo necessario e critico: come rappresentare? Con lo tsunami ci aveva già provato Clint Eastwood con l'intenso Hereafter. The impossible, rispetto alla pellicola Eastwoodiana, si concentra totalmente sull'accaduto aggiungendo all'impianto di disaster movie quel tocco del buon cinema europeo che scava nelle sensazioni dei protagonisti. Lo spettatore farà i conti con tantissime emozioni, il racconto è serrato, tragico e capiterà di dover affrontare le lacrime.  Proprio su quest'aspetto il film trova qualche inghippo. Una tragedia del genere ha già in sé tutte i valori e l'emozioni dell'umano spettro: vita, morte, famiglia, fede e coraggio per non parlare della speranza che fa capolino tantissime volte specialmente nella popolazione locale. Se l'impossibile di quel Santo Stefano del 2004 ha già in sè tutto, che senso ha potenziarlo al cubo? Ad esempio con la musica ostinata a sottolineare certi momenti come a telefonare le lacrime oppure arrivare allo spasmo della tensione che già naturalmente inclusa quando un padre cerca i figli in mezzo alle macerie non sapendo se sono vivi. Questo sottolineare eccessivo un ultradramma è il limite di un film che porta al cinema una storia vera e straordinaria, bastava solo mostrarla forse e non enfatizzarla alzando ad libitum il "volume" a tutte le risorse espressive audiovisive.

 

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The impossible
(Foto: Eagle Pictures / )
The impossible: Naomi Watts e Tom Holland in una sequenza del film.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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