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Di Massimiliano Di Marco | 30.01.2013 17:18 CET

WhatsApp diventerà a pagamento anche su Android, il sistema operativo di Google che raccoglie il 70% del mercato degli smartphone. "Diventerà" è una parola grossa, perché la formula dell'applicazione creata da Brian Acton e Jan Koum, ex-Yahoo, è sempre stata questa: primo anno di prova e poi, dal successivo, 89 centesimi all'anno. Eppure, la scoperta di questo sistema ha creato una vera e propria rivolta tra i commenti di Google Play, lo store delle applicazione, e c'è chi arriva a paragonarlo al canone RAI (113 euro circa l'anno, ndr) o a una truffa, una "cialtronata" maligna verso gli utenti.

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Acton e Koum sono sempre stati contrari all'inserire la pubblicità all'interno di WhatsApp, una modalità di guadagno che secondo loro offende l'intelligenza dell'utente, prima attratto dalla gratuità del servizio, e che li ha spinti a lasciare i lidi di Yahoo. Ma cos'è che ha davvero scatenato la baraonda del web? La differente gestione del pagamento su iOS e sugli altri sistemi operativi mobile (l'applicazione è presente anche su Symbian, BlackBerry e Windows Phone). L'App Store di Cupertino propone l'applicazione a 79 centesimi di euro per sempre. Da considerare come, apparentemente, l'utenza Apple sia abituata a spendere qualche euro in più (Angry Birds è gratuito su Android, per esempio), mentre il software open source si è guadagnato una nomea che, forse, non risponde alla realtà dei fatti.

89 centesimi di euro sembrano quindi diventati una montagna insormontabile, nonostante l'enorme risparmio nel costo dell'SMS, a patto di avere una connessione Wi-Fi o 3G/4G, che tante volte ha fatto infuriare gli operatori telefonici, che si vedono sottrarre una fonte di guadagno e che li ha costretti a rivedere le loro tariffe, agevolando un pagamento mensile per una maggiore banda mobile. E quindi c'è chi propone il boicottaggio, la graduale caduta di WhatsApp in favore di altre applicazioni nascenti, come ChatOn di Samsung, Facebook Messenger (la classica chat di Facebook in versione mobile), WeChat o Viber, quest'ultimo più popolare degli altri.

Un altro recente problema di WhatsApp è la privacy. L'applicazione include infatti una selezione automatica dei contatti scegliendoli tra la rubrica del telefono, un sistema che ha messo nei guai i creatori costretti a rivedere le proprie politiche commerciali dopo una strigliata dell'Unione Europea e del Canada. Su iOS è quindi ora possibile sfruttare la selezione manuale dei numeri di telefono, ma mancano ancora simili manovre sulle altre piattaforme. Ciò che è chiaro è che l'azienda dovrà rivedere la propria strategia, alla luce delle differenze dell'utenza e delle piattaforme, per assicurarsi che l'applicazione mantenga la fedeltà dei consumatori.

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