L'Italia rafforza la sua posizione di contributore netto al bilancio comunitario.
Reuters/Lisi Niesner
La Corte dei Conti rileva aumenti dei contributi italiani al bilancio europeo
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È quanto emerge dalla relazione annuale sui rapporti finanziari con l'Unione Europea e sull'utilizzo dei fondi comunitari, a cura della sezione dedicata della Corte dei Conti.
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Il dato più sorprendente è un significativo incremento del 4,9%, rispetto al 2010, del nostro contributo.
Incidono sulla contribuzione netta, pari a 6,7 miliardi, le infrazioni promosse nei nostri confronti (per il 2011, di almeno 54, 1 milioni).
Inoltre, la Corte fa rilevare che nel 2011 l'Italia, ancorchè ancora nella bufera, ha contribuito con 700 milioni di euro ai "rimborsi al Regno Unito per la correzione degli squilibri di bilancio".
A fronte degli esborsi citati, l'Italia ha ricevuto 9,3 miliardi di euro, l'1,3% in meno rispetto al 2010. "Si è perciò notevolmente aggravata la posizione di contributore netto nella quale l'Italia si trova da tempo".
La relazione ha analizzato i tre obiettivi strategici della politica di coesione socio-economica: convergenza, competitività regionale ed occupazione, cooperazione territoriale; importanti fonti di finanziamento per l'Italia.
Il primo, infatti, prevede lo stanziamento di 43, 6 miliardi per il Sud; il secondo di 15,8 miliardi per le altre regioni; il terzo di 2,6 miliardi per i programmi a partecipazione italiana.
Mentre per i primi due si registrano accelerazioni, vi sono ritardi per il terzo.
Da qui la sollecitazione all'utilizzo completo, alla scadenza dei progetti, di tutte le risorse disponibili.
In un momento in cui i vincoli di bilancio rendono particolarmente critici gli investimenti, i finanziamenti possono intervenire efficacemente per la riduzione dei gap strutturali del sistema Italia, migliorando la nostra contribuzione netta.
Infine, sul tema di irregolarità e di frodi, la relazione sottolinea come nel 2011si sia registrato un importante aumento complessivo degli importi da recuperare: si parla di 382,6 milioni, di cui il 94,4% ascrivibili ai Fondi strutturali ed il 5,6% ai Fondi agricoli. I programmi maggiormente interessati dalle frodi sono quelli regionali, le cui somme incidono per il 94,7% sul totale. Fra di essi, il 92,9% riguarda le Regioni meridionali (Sicilia con 153,5 milioni di euro; Calabria con 91,5 milioni di euro; Puglia con 76,2 milioni di euro; Campania co 14,3 milioni di euro). Ma non sono esenti da tale fenomeno anche altre Regioni (Liguria con 9,8 milioni di euro; Lazio con 4,2 milioni di euro; Piemonte con 2,4 milioni di euro; altre Regioni con importi al di sotto del milione di euro). Il fenomeno delle irregolarità e delle frodi desta allarme, anche in considerazione del fatto che, tra i sistemi utilizzati, è frequente la mancata realizzazione delle attività finanziate, soprattutto nel settore dei contributi pubblici. Con questa condotta si danneggiano soprattutto i contribuenti, oltre che la crescita nei settori e nelle aree interessate.








