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Di Fabio Ferri | 30.01.2013 21:59 CET

La vera notizia della giornata è questa. L'affondo di Piazza Affari, con un meno 3,3% dopo la tempesta Saipem, che ha travolto anche l'Eni. Il profit warning, annunciato ieri sera dal nuovo management ha prodotto una serie di supposizioni, azioni e dubbi che hanno fatto perdere all'azienda americana oltre 4,5 miliardi di euro, e insospettendo anche la Consob che sta indagando.

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Mercoledì nero però anche per altre ragioni. La contrazione del Pil americano, anche se dello 0,1. Che a valanga ha tirato giù le borse europee, tutte in ribasso (FTSE 100 a Londra ha perso lo 0,3%, il CAC40 a Parigi lo 0,5%, il DAX a Francoforte lo 0,5%, il FTSE MIB a Milano il 3,4%, lo SMI a Zurigo lo 0,9% e  l'IBEX 35 a Madrid lo 0,8%). Non basta la vendita positiva dell'asta dei Btp di tutti i 6,5 miliardi di euro di titoli di Stato a 5 e 10 anni, con tassi in discesa. Neppure il ritorno degli investitori per i PIIGS. Si salva Tokyo, in attesa di una nuova manovra di espansione da parte della Banca Centrale Giapponese.

Tra i titoli peggiori, oltre Seat ed Eni, si segnalano anche Monte dei Paschi, ancora nell'occhio del ciclone, e Fiat che non distribuirà dividendi. Come se non bastasse l'euro è scambiato a 1,355 dollari quota massima da 14 mesi. Si alza anche lo spread, a 260 punti. Un mercoledì nero per molti titoli, affondati come dicevamo da una serie di fattori: su tutti il Pil americano e la vicenda Saipem. 

Un trader segnato durante una sessione di lavoro alla borsa di Francoforte
(Foto: Reuters / Ralph Orlowski)
Un trader segnato durante una sessione di lavoro alla borsa di Francoforte del 5 agosto 2011
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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