Ancora peculato. Il Pirellone di nuovo sotto la lente della giustizia per spese pazze che coinvolgono l'intera classe politica in maniera trasversale. Da destra a sinistra tutti dentro: pare non riesca a salvarsi nessuno. Se il centrodestra si era dilettato a comprare cartucce, testi per accrescere la propria cultura -vedi il libro "Mignottocrazia" acquistato dalla Minetti- o addirittura ad utilizzare i soldi della Regione per far sposare la propria figlia (è il caso di Galli che li ha poi prontamente restituiti), anche il Pd sembra non resistere alla tentazione di attingere alla "cassa Pirellone" per soddisfare qualche bisogno.
Reuters
Nel mirino i rimborsi ai gruppi consiliari
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Un barattolo di nutella, un'iscrizione all'albo dei giornalisti e conti che non tornano. Sotto torchio il Pd lombardo che non nasconde un certo imbarazzo e, sebbene sia tutto da dimostrare e le indagini siano ancora aperte, pensa addirittura di congelare la campagna elettorale. Vorrebbe nascondere la testa sotto la sabbia insomma. Ma il marcio è venuto a galla e ancor più utile che nascondersi sarebbe invece spiegare (ove possibile) e guardare in faccia i propri elettori.
Se il giovane Civati, portabandiera di un rinnovamento insieme a Renzi e ora in corsa per la Camera, vorrebbe bloccare la campagna elettorale dicendo "ho ricevuto un avviso a comparire per 3.100 euro di rimborsi in cinque anni che sono perlopiù spese di viaggio, treni, taxi ma stiamo valutando anche un'ipotesi di sospensione temporanea della campagna elettorale", c'è chi a bloccare la macchina per le elezioni non ci pensa per niente.
Il capogruppo Pd Gaffuri annuncia "settimana prossima incontreremo i magistrati per spiegare". Il Pd impantanato in una nuova questione morale e Bersani, temendo di perdere la Regione, ha riaperto le porte a Monti invitandolo ad una "seria riflessione" per non lasciare la Regione Lombardia al centrodestra.








