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Di Dario Caputo | 31.01.2013 11:14 CET

La querelle Ingroia-Boccassini continua. Dopo lo scontro tra i due e gli interventi di Salvatore Borsellino e Maria Falcone, ecco che un altro attore entra in scena: l'ex Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. L'attuale candidato al Senato nelle liste del Partito Democratico, in un'intervista pubblicata su Repubblica, vede improponibili i confronti tra le vicende legate alla figura di Ingroia e a quella di Giovanni Falcone.

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"Falcone, nella sua vita professionale, subì di tutto, cose enormi, di fronte alle quali impallidiscono i riferimenti di Ingroia". Per l'ex Procuratore sono sbagliati sia il paragone sia il riferimento perché "Falcone non andò mai in politica, non ci entrò mai. Ci si avvicinò in un ruolo tecnico e solo perché gli era stato impedito di continuare le indagini e per la sua scelta subì attacchi dai magistrati e dai politici".

Nell'intervista Grasso tocca anche il tema dei giudici in politica, lanciando forse anche qualche frecciatina allo stesso Ingroia. "Un conto è esercitare l'azione penale ed entrare in politica senza soluzione di continuità, un conto è farlo dopo un periodo di stacco. Io ho esercitato l'azione penale per l'ultima volta nel 2005 da Procuratore capo a Palermo, poi ho svolto un ruolo di coordinamento. Nessuno può insinuare che abbia utilizzato il mio ruolo per fini politici".

Sul riferimento ad Antonio Ingroia l'ex Procuratore taglia corto: "Ingroia? Non scendo su questo terreno. Dico solo, citando Calamandrei, che un magistrato non deve essere solo indipendente, ma anche apparire tale. E aggiungo anche: quando la politica entra nella giustizia, non è più giustizia". 

 

 

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