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Di Stefano Perazzo | 31.01.2013 12:47 CET

Dopo l'allarme disoccupazione lanciato ieri dal presidente della Commissione Ue Josè Barroso, l'Istat conferma la tendenza negativa con i dati resi pubblici in mattinata. A novembre del 2012 il numero degli occupati nelle grandi imprese fa registrare un calo dello 0,6% rispetto al mese precedente; considerando anche i dipendenti di cassa integrazione, la battuta d'arresto si limita allo 0,3%.

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Numeri negativi, che ben rappresentano la difficoltà del tessuto industriale italiano. La crisi economica ha messo in ginocchio imprenditori e famiglie e le conseguenze sul mercato lavorativo sono il logico effetto di una situazione divenuta sempre meno sostenibile.

Il costo del lavoro e le retribuzioni lorde continuano a salire: +1,1% e +1,2% da gennaio 2012. Oltre alla semplice lettura delle cifre, gli aumenti sono sintomo di un costante innalzamento della pressione fiscale, che a cascata si riversa su tutte le componenti della catena produttiva.  

Sempre più imprese ricorrono alla Cassa Integrazione Guadagni. Ogni mille ore lavorate, 38 circa sono svolte da lavoratori in Cig, dato in aumento del 6 per mille rispetto a novembre dello scorso anno.

La partita dell'occupazione giocherà un ruolo fondamentale nelle prossime elezioni politiche. Il precedente governo Monti, con l'introduzione delle Srl innovative e semplificate, ha cercato di dare una nuova impronta alla vicenda, ma gli sforzi profusi non sembrano aver sortito al momento i benefici paventati alla vigilia.

L'allarme sociale suona ormai incessante, dare una risposta agli ingranaggi produttivi del paese deve essere un obbligo non più prorogabile.

 

 

aumento tasso disoccupazione in Italia
(Foto: reuters / )
analisi dati instat
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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