«Crediamo e operiamo per la ripresa della produttività, dello sviluppo e dell'occupazione in ogni settore e parte d'Italia». Queste le parole del neo presidente dell'Abi, Antonio Patuelli. Questa mattina infatti è stato confermato dal Comitato esecutivo, dopo la proposta unanime del Comitato di Presidenza del 28 gennaio. Unanimità che ha convinto Patuelli, che ha considerato «l'evidente straordinaria necessità ed urgenza» della situazione.
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Palazzo Altieri da piazza del Gesù a Roma, sede dell'ABI. Fonte Wikipedia
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Chiara anche la sua road map per traghettare l'Abi fuori dallo scandalo Mps: «Le banche chiedono alle Istituzioni semplificazioni normative e burocratiche per rendere più semplice l'accesso al credito per la ripresa dello sviluppo, senza che sulle banche siano scaricati oneri impropri o vincoli inammissibili, garantendo alle banche e alle imprese italiane di ogni genere, condizioni competitive con quelle di ogni parte d'Europa». L'impegno è quello di dare maggiore attenzione «alle decine di milioni di risparmiatori, dei quali gran parte è azionista diretta o indiretta (tramite Fondi d'investimento) delle banche italiane, alle centinaia di migliaia di bancari e alle loro rappresentanze. I doveri debbono sempre prevalere, lontani dai modelli del più rischioso capitalismo d'oltremare, dall'anarco-capitalismo, ma sostenitori di un mercato competitivo e regolato. Costruiamo insieme un nuovo clima di fiducia e non cediamo mai all'irragionevolezza e alla rassegnazione».
Nonostante le buone intenzioni e le foto di rito, quello che spetta al neo presidente è un compito arduo, ricompattare il sistema, ridando fiducia anche al ruolo dell'Abi. Per questo è necessaria una forte coesione interna, alla conferma ufficiale di oggi, mancavano alcuni big della finanza italiana: Luigi Abete, Giovanni Bazoli, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Patuelli poi in serata ai microfoni di Radio 24, dice di avere come guida Luigi Einaudi, in particolare un suo libro: "La difficile arte del banchiere".








