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Di Giovanni Tortoriello | 31.01.2013 23:33 CET

Eliminare la dipendenza energetica da fonti fossili è possibile, e anche in tempi piuttosto brevi. Lo afferma una ricerca (qui potete leggere la sintesi e qui lo studio completo) dell'Università di Melbourne nella quale si sostiene che, utilizzando a pieno le possibilità offerte dalle tecnologie rinnovabili, entro il 2020 l'Australia potrebbe fare a meno di carbone, gas e petrolio.

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Oggi l'Australia genera il 90% dell'elettricità di cui ha bisogno da carbone e gas ed è un Paese esportatore di combustibili fossili (carbone, gas e, forse in futuro, anche petrolio da fracking recentemente scoperto nei deserti centrali); tuttavia i ricercatori dell'Università di Melbourne hanno cercato di dimostrare come una vera rivoluzione energetica sia possibile.

Per un Paese abitato oggi da 22 milioni di abitanti, gli studiosi hanno ipotizzato una richiesta di elettricità annua pari a 325 TWh, circa il 40% in più rispetto a quella odierna. Secondo la ricerca, per soddisfare questa necessità, bisognerebbe installare 12 centrali solari termodinamiche da 3.500 MW l'una che coprirebbero il 58% della richiesta di elettricità. I ricercatori suggeriscono di costruire queste centrali, che occuperebbero una superficie di 2.760 kmq, a sud del grande deserto centrale, vicino alle grandi città.

La costruzione di 23 centrali eoliche lungo le coste orientali e meridionali, sempre vicino alle città, ognuna da 2.000-3.000 Mw, coprirebbe l'altro 40% dell'energia elettrica necessaria al Paese. Il restante 2% deriverebbe infine dalle centrali idroelettriche già esistenti e dalla costruzione di nuove centrali a biomassa. Queste ultime sarebbero importanti perché fungerebbero anche da riserva nei casi in cui la produzione solare ed eolica non fosse sufficiente.

Per quanto concerne il fotovoltaico, gli studiosi ritengono che debba essere utilizzato per la domanda domestica: la costruzione di 500mila piccoli impianti su tetto permetterebbe di fornire il 15% dell'energia consumata dalle famiglie.

Al contrario di quello che si potrebbe immaginare, i costi del progetto non sono elevatissimi: circa 370 miliardi di dollari australiani, ossia 290 miliardi di euro. Si tratta di circa il 3% del Pil annuo del Paese, una spesa che ricadrebbe in parte sulle famiglie (con 330 euro in più in bolletta all'anno) e in misura maggiore sui grandi consumatori di energia industriale. Un aggravio compensato da enormi benefici: secondo lo studio, la conversione energetica genererebbe 120.000 nuovi posti di lavoro per la realizzazione delle infrastrutture e 40.000 per il loro funzionamento.

 

 

Rinnovabili
(Foto: Reuters.com / )
500 mila posti di lavoro in più entro il 2020. Il rapporto di Greenpeace
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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