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Di Fabio Ferri | 01.02.2013 10:38 CET

Le nubi su Siena non vogliono schiarirsi, ora si aggiunge anche un'altra «anomalia»: 230 milioni pagati da Monte dei Paschi a Santander. Era il 30 maggio del 2008 e la cifra è riferibile come titolo d'interessi sui nove miliardi del prezzo pattuito per il pagamento di Antonveneta. Non si tratterebbe di una tangente, ribadiscono le fonti investigative, in quanto era tutto nel contratto.

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Però rimane l'anomalia se si confronta questa operazioni tra i due gruppi bancari e altre cessioni avvenute nello stesso periodo. Su questo sta lavorando il nucleo valutario della Guardia di Finanza di Roma, di concerto con la procura di Siena. Approfondire tutte le condizioni che furono previste per il passaggio di mano di Antonventea dal Banco Santander a Mps. Sembrerebbe dai primi riscontri che Monte dei Paschi desiderasse così tanto ingrandirsi, soprattutto al Nord, da non badare letteralmente a spese. Dall'altro lato chi si trovava a vendere ha imposto condizioni che sono risultate estremamente favorevoli a se stesso.

L'interesse pattuito nel contratto d'acquisto era pari all'Euribor a tre mesi. Banco Santander poi aveva nominato Abn Amro come soggetto venditore «titolare di diritti e obblighi derivanti dall'accordo». Questo è quanto si può leggere nel documento informativo preparato da Monte dei Paschi. Il pagamento di Antonveneta, sempre secondo varie ricostruzioni delle carte a disposizione, sarebbe stato fatto attraverso un unico bonifico a favore di Abn Amro, per un totale di 9,267 miliardi di euro. Questa cifra sarebbe comprensiva sia delle commissioni che di altri oneri. Dopo un anno dalla chiusura Mps rimborserà sia a Santander Madrid che ad Abbey National (istituto controllato dal Banco) oltre 7,6 miliardi di euro: cioè le linee per il funding che erano state concesse ad Antonveneta. Questo è quanto avvenuto, e riportato nel documento anche nel documento informativo Mps.

Quello che mancava era una presenza formale di una due diligence (necessaria per verificare se c'erano le condizioni, e a quale prezzo, per l'acquisto) prima di chiudere il contratto, ma solo dopo. Prima anomalia. Procedimento simile tra l'altro a quello effettuato da Santander quando si è trovata ad acquisire Abn Amro. «Tutte le cose che si sono dette sulla stampa non hanno alcun fondamento», ha detto il numero uno del gruppo spagnolo Antonio Saenz a proposito di Mps-Antonveneta. Soprattutto però l'ad di Santander ha detto che la sua banca «si è trattato di una operazione di uscita da Antonveneta in un momento in cui, va ricordato, il mercato italiano aveva molta voglia di crescere e di comprare». Sottolineando poi come all'epoca dell'accordo c'era «un altro ciclo, un altro momento, c'era a tutti gli effetti un altro mood».

Chiaramente l'umore era ottimo, se si pensa che l'operazione ha fatto guadagnare al Banco spagnolo 3 miliardi di euro in plusvalenza, vendendo Antonveneta a 2,4 miliardi. Quello che si profila, al di là degli esiti giudiziari è la conferma di quanto detto già il giorno dopo l'acquisizione: Antonveneta è stata pagata troppo. Come se il Monte dei Paschi avesse acquistato ad uno ad uno i vari sportelli sul territorio italiano, invece di prendere in "stock" l'intero istituto (con tutto quello che c'era dentro, compreso i debiti). L'anomalia nasce tutta da qui, e forse a distanza di anni si sta iniziando a fare un po' di luce.

 

 

 

Mps, indagata anche la banca
(Foto: Reuters / Stefano Rellandini)
A Trani aperta inchiesta per truffa
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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