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Di Alessandro Proietti | 01.02.2013 11:59 CET

Il crollo Saipem mostra una trama degna del miglior giallo. C'è una vittima, la paventata arma del delitto e, puntualmente, cominciano già a fioccare sospetti e testimoni oculari.

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Ordinaria amministrazione -

 Ripercorriamo brevemente la storia. L'ignara Saipem conduceva, tra alti e bassi, la sua normale vita borsistica: a novembre le quotazioni fluttuano sui 35 euro ad azione poi scendono a €29 (dicembre) e si stabilizzano sui €30-32 nel mese di gennaio. Ordinaria amministrazione.

Il numeri "ereditati" -

 Poi il colpo di scena, il mercoledì di passione per Saipem. A scatenare il tutto un "profit warning": l'azienda comunica, nella serata di martedì, che i margini di guadagno saranno inferiori alle aspettative. L'Ebit 2012 (Earnings Before Interests and Taxes)  viene corretto a 1.5 miliardi di euro con una riduzione del 6% rispetto alle precedenti stime. Gli utili ritoccati a 900 milioni di euro. Il 2013 previsionale sarà ancor peggio con i suoi 750 milioni di euro di margine operativo che, di fatto, dimezza i risultati 2012. La divisione Engineering & Construction, per il 2012, segna un -80% (Onshore) ed un -70% (Offshore).

"L'ordine di grandezza di queste revisioni ci suggerisce che l'azienda abbia mal realizzato i progetti durante il processo (...) Riteniamo, inoltre, che la decisione del precedente management di puntare su progetti a basso prezzo potrebbe comportare ulteriori problemi che potrebbero sfociare in ulteriori svalutazioni" fanno sapere gli analisti di Nomura.

Numeri catastrofici quelli comunicati dal nuovo CEO Umberto Vergine, subentrato a Pietro Franco Tali dopo lo scandalo "Algeria". Una revisione obbligatoria delle previsioni ereditate troppo ottimistiche: si è scelto di sgonfiare subito la bolla prima che diventasse di dimensioni ingovernabili.

Il Crollo -

Onestà intellettuale a parte, i mercati fiutano l'ennesima vicenda "poco limpida" e scatta la sfiducia globale: 11 broker tagliano immediatamente le stime del target price su Saipem. JP Morgan, Hsbc, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Deutsche Bank: sono solo alcuni dei tanti testimoni oculari che quasi dimezzano il prezzo target legato all'ormai crollante Saipem. Si parla di crollo, ormai, perché la mattina del 30 gennaio, dopo un'ora e mezza di asta di volatilità, il titolo entra nelle contrattazioni con un ribasso teorico del 39%. La giornata borsistica trascorre 'movimentanta', per usare un eufemismo. I conti si tirano alla fine: Saipem chiude al -34.3% passando dai 30,45 euro del giorno prima agli attuali 20,01 euro per azione. Ben 10.44 euro persi per ogni singola azione: il delitto è stato perpetrato, i testimoni abbondano e gli sciacalli sono pronti ad arrivare sui resti. Bruciati in un sol colpo ben 4.7 miliardi di euro di capitalizzazione. La Consob interverrà, poi, con il divieto di vendite allo scoperto.

Episodio "curioso" e ragionevoli sospetti -

Ma qui fabula ed intreccio devono separarsi perché veniamo a conoscenza di un episodio quanto mai "curioso".

Riavvolgiamo il tempo e torniamo allo scorso 28 gennaio: il titolo è ancora ignaro dello "scandalo" in arrivo e le quotazioni navigano tranquille sopra i 31,5 euro. Nessun elemento presagisce il crollo, nessuna informazione disponibile lo giustificherebbe. Ecco perché, a fortiori ratione, appare 'sospetto' il comportamento di Bank of America-Merrill Lynch. Quella sera, infatti, scatta un'operazione lampo per il collocamento di quasi 10 milioni di azioni (9.97) della società. Un private placement che chiama in causa il 2.3% dell'intero capitale a circa 24 ore da quel profit warning, casus belli dell'intero caduta. Nulla si sa sul chi abbia commissionato il collocamento a BofA-Merril Lynch ma la gran fretta di concludere l'affare è stata tanto evidente quanto sospetta. Il procedimento usato, il c.d. Accelerated Bookbuilding,  ha portato ad un prezzo medio di vendita, rivolto ai soli istituzionali, pari a 30,65 euro per azione: quasi 306 milioni di ragionevoli dubbi. La Consob indaga su questo particolare 'acume' (nonché tempismo) avuto ed il sospetto di insider trading avanza silente: nessuna evidenza, ancora, ma il sospetto diventa sempre più concreto.

Scandali su scandali: dopo la recente inchiesta per presunte tangenti nel caso algerino, che portò alle dimissioni all'ex amministratore delegato Pietro Tali ed al direttore finaziario Eni Alessandro Bernini, Saipem si trova nuovamente intrappolata nell'ennesimo J'Accuse! dei mercati finanziari ormai segnati dalle tante, troppe, "truffe" subite.

Saipem
(Foto: Flickr // Henrik Mundal / )
Saipem 7000 at Aker Stord
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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