Non è la prima volta che lo dice. Giovanni Brusca, il killer di fiducia di Totò Riina ed esecutore materiale della strage di Capaci, torna a puntare il dito contro Nicola Mancino, l'ex ministro dell'Interno, oggi imputato per falsa testimonianza nel procedimento sulla trattativa Stato-mafia.
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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
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"Nicola Mancino era il destinatario del papello di Riina" ha dichiarato Brusca davanti al Gup di Palermo che dovrà decidere sui rinvii a giudizio (compreso quello di Mancino). Il 'papello' sarebbe la lista di richieste che il boss di Corleone avrebbe presentato allo Stato in cambio della cessazione delle stragi.
Brusca in passato aveva già indicato in Mancino il referente istituzionale della prima parte della trattativa, quella che secondo le accuse sarebbe stata fatta partire da Calogero Mannino (la cui posizione nel processo è stata stralciata, l'ex ministro Dc ha chiesto il rito abbreviato), preoccupato di essere nel mirino di Cosa Nostra dopo l'uccisione di Salvo Lima (marzo 1992). Come confermato dallo stesso Brusca: "Nel 1992 Totò Riina, tramite Salvatore Biondino, mi diede l'incarico di uccidere Calogero Mannino ma poi l'incarico mi venne revocato".
Proprio a proposito dell'onorevole Dc, vicino a Giulio Andreotti, Brusca sostiene che "con l'omicidio Lima si voleva colpire politicamente Andreotti", principale candidato a diventare il successore di Francesco Cossiga al Quirinale. Elezione saltata per il passo indietro di Andreotti seguito alla strage di Capaci. "Nell'aprile del '92 non avevamo preferenze politiche e neppure indicazioni. Volevamo solo distruggere la corrente andreottiana" le parole di Brusca.








