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Di Fabio Ferri | 02.02.2013 09:56 CET

Google si arrende e paga. Il motore di ricerca, che da anni veicola anche contenuti, ha siglato un accordo con la Francia per remunerare gli editori per le informazioni che vengono cliccate.

Reuters
L'insegna di Google sul quartier generale di New York

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Il gigante di Mountain View in dovrà versare al fisco francese 5 milioni di euro, su di un fatturato di 1,4 miliardi. L'accordo è stato firmato tra il numero uno di Google, Eric Schmidt, e il presidente della Repubblica, Francoise Hollande. Che ha commentato su Twitter dicendo: «È un orgoglio per Francia aver realizzato questo accordo, il primo accordo di questo tipo al mondo. La conclusione di un'intesa tra Google e un gruppo di giornali che è stato capace di unirsi per condurre questo negoziato, buono per la stampa francese, buono per i suoi contenuti e anche per il social network», e annunciando un «fondo da 60 milioni di euro per la transizione digitale».


Il braccio di ferro durava da qualche tempo: gli editori d'oltre Alpe sostenevano che i contenuti e il link da loro prodotti costituiscono la maggior parte del traffico sul motore di ricerca, determinando così anche la maggior parte dei ricavi in pubblicità. Il gigante di Mountain View sosteneva che attraverso i propri servizi, il proprio Page Rank (algoritmo che prende il nome da uno dei fondatori che stabilisce la gerarchia di visibilità di un risultato di una ricerca), portava ai siti degli editori traffico, con 4 miliardi di clic al mese.
Ma non si vive di soli clic, evidentemente. E cadute le ipotesi di leggi più dure nei confronti di Google, si è arrivato ad un compromesso.

Come con Al Capone si è puntato di battere l'avversario sul terreno fiscale. Questo vale sia per la Francia che per altri stati europei. Nel 2011n nella sola Francia, il motore di ricerca più utilizzato al mondo, ha realizzato appunto 1,4 miliardi di euro in ricavi pubblicitari. In Italia per 500 milioni di pubblicità venduta, non è stato versato neppure un euro al fisco.

Non solo sulle tasse però si combatte questa battaglia. L'Antitrust europeo avrebbe ricevuto alcune proposte da parte di Google per mettere fine al suo abuso di posizione dominante; su questo fronte però i tempi per arrivare ad una conclusione sono ancora lunghi. 

Google
(Foto: Reuters / )
L'insegna di Google sul quartier generale di New York
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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