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Di Massimiliano Di Marco | 04.02.2013 17:02 CET

Già si parla di un passo importante. L'apertura di un sindacato "vero", i cui rappresentanti vengano scelti tra i lavoratori anziché tra i dirigenti, entra in contrasto con le politiche del regime comunista cinese, ma proprio per questo la sensazione è che se a farlo è Foxconn, una delle maggiori aziende in terra natia che offre lavoro a circa 1,2 milioni di persone, potrebbe essere l'inizio di un miglioramento delle condizioni di lavoro. Si tratta della stessa azienda che negli anni scorsi è stata al centro di numerose polemiche per lo sfruttamento di studenti, lavoro minorile e pessime condizioni di lavoro (orari in primis) a cui venivano sottoposti i dipendenti. Assume quindi toni ancor più rilevanti l'annuncio della compagnia, tra le più ricercate nel panorama tecnologico: Sony, Apple, Nintendo, Hewlett-Packard e Dell sono tutte clienti dell'aziendacinese per la produzione materiale dei propri prodotti, dalle televisioni agli smartphone.

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I corsi su come eleggere dei rappresentanti saranno tenuti dalla Fair Labor Association, ente con sede negli Stati Uniti a cui Apple fece affidamento per verificare le condizioni di lavoro degli operai cinesi, una situazione che avrebbe potuto danneggiare anche l'immagine dell'azienda californiana che ha quindi spinto per pesanti modifiche nell'ecosistema di Foxconn. In realtà, la fabbrica un sindacato già lo possiede, ma almeno metà dei suoi rappresentanti è stata scelta tramite il circolo dei dirigenti: Chen Peng per esempio, attualmente rappresentante dei lavoratori, è un ex braccio destro di Terry Gou, il proprietario. I preparativi avranno inizio dopo le ferie per l'inizio del nuovo calendario cinese, la cui fine è previsto entro metà febbraio. Le intenzioni sono quelle di eleggere nuovi rappresentanti ogni cinque anni.

Ma non tutti hanno fiducia in questo annuncio. "Foxconn non è la prima compagnia in Cina che tenta le 'elezioni democratiche'" ha fatto notare la professoressa Anita Chan, dell'Università di Tecnologia di Sydney. Reebok, Walmart Stores e Honda Motors tentarono di perseguire la stessa strada, ma per legge tali sindacati sono proibiti e i precedenti tentativi non hanno cambiato molto. "Attirarono molta attenzione internazionale al tempo delle elezioni del sindacato, ma non è cambiato niente. È semplice pubblicità" ha aggiunto con una punta di cinismo.

"Le cose cambieranno solo se permetteranno ai lavoratori di scegliere autonomamente e votare per i propri candidatii" ha commentato Wang Jing, decano della Capital University of Economics and Business di Pechino. "Comunque, è una buona cosa. Indica che la compagnia vuole migliorare la propria relazione con i dipendenti".

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Foxconn
(Foto: Reuters / )
Dipendenti della filiale di Wuhan di Foxconn.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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