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Di Alessandro Proietti | 04.02.2013 18:01 CET

"L'economia mondiale presenterà, quest'anno, alcune similitudini con le condizioni che erano prevalse nel 2012" spiega il noto analista Nouriel Roubini.

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Un'analisi ad ampio respiro che copre tutte le economie del globo. La crescita mondiale è ancora frenata da alcune frizioni locali. Risolverle deve essere il target primario: questo comporta, implicitamente, che il 2013 non potrà essere l'anno economico "della rivalsa" da molti paventato. Potremo parlare, con ragionevole certezza, di una ripresa concreta solo nel momento in cui verranno a mancare alcune delle criticità tutt'ora presenti.

"Ci troviamo difronte ad un altro anno in cui la crescita media globale sarà prossima al 3% ma con una ripresa a più velocità: un gruppo, quello delle economie avanzate, presenterà un tasso annuale dell'1%, inferiore al trend, ed un altro gruppo, quello dei mercati emergenti, con un tasso vicino al trend del 5%".

C'è chi arrancherà e chi correrà nel corso di questo 2013 economico ma persistono, per l'appunto, alcuni problemi non ancora risolti. E' il caso, ad esempio, dell'economie avanzate con le loro politiche d'austerity:

"Lo spender meno ed il risparmiare maggiormente per ridurre la leva finanziaria ed il debito [rimangono] in corso nelle più avanzate economie, il che implica una lenta crescita economica" spiega il professore della New York University. Il problema, strettamente legato a questa ondata di fiscal austerity, risiede proprio nel fatto che è ancora in evoluzione: il 2013 sancirà l'adesione di altre economie avanzate e non rimarrà confinato alla 'sola' periferia dell'Eurozona (più la Gran Bretagna).

"Infatti l'auserità si sta espandendo anche al cuore dell'Eurozona così come negli Stati Uniti ed in altre economie avanzate (con l'eccezione del Giappone)" specifica Roubini. L'anemica crescita, dunque, non sarebbe alla base del rally dei mercati vista l'assenza di un deciso miglioramento dei c.d. fondamentali. La motivazione silente, alla base, è la politica monetaria non convenzionale delle principali Banche Centrali: la Bce, la Fed, la Bank of England e la Swiss National Bank si sono tutte spinte in forme disparate di quantitative easing. L'ultima ad aggiungersi alla lista è stata la Bank of Japan con le recenti manovre del Primo Ministro Shinzo Abe.

Ma non è tutto: l'analisi di Roubini procede oltre e va a focalizzare l'attenzione su ulteriori rischi che potrebbero minare la ripresa globale del 2013.

Gli States e L'Europa

Il primo della lista è quello a made in USA: il mini-accordo sulle tasse non ha chiuso del tutto il capitolo legato al Fiscal Cliff. Resta aperto il dibattito sul tetto del debito così come quello legato alla spesa: fattori che rallenteranno la crescita a stelle e strisce che, già di suo, non mostra una spinta eccezionale con il suo scarso 2% degli ultimi trimestri. Ma a far compagnia agli States c'è subito dietro l'Unione Europea:

"Mentre le azioni della Bce hanno ridotto i 'rischi di coda' dell'Eurozona - con un'uscita della Grecia [dall'euro] e/o una perdita all'accesso sui mercati per Italia e Spagna - i problemi fondamentali dell'unione monetaria non sono ancora stati risolti. Insieme all'incertezza di stampo politico riemergeranno con piena forza nella seconda metà di questo anno.

Dopotutto - spiega Roubini - (...) la recessione, esacerbata dall'austerità fiscale traslata in avanti, dall'euro forte e dal credit crunch in corso, rimane la norma per l'Europa".

La Cina e gli altri BRICS

Non passa di certo inosservata, poi, la Cina che ha dovuto fare ricorso ad un nuovo round di stimoli monetari e fiscali per puntellare un modello di crescita "sbilanciato e insostenibile", basato unicamente su fattori quali "un eccessivo export, investimenti fissi, alti risparmi e bassi consumi". Per la Cina il rischio di un "hard landing" aumenterà entro la fine di questo anno.

Preoccupano, per certi versi, anche le altre economie emergenti. I così detti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), in generale, stanno sperimentando una decelerazione della crescita. Roubini spiega come il cuore del problema sia il loro "capitalismo di Stato": fin tanto che lo Stato continuerà ad avere un così ingombrante ruolo nelle grandi imprese, (così come quanto riguarda la partecipazione nelle banche), il problema persisterà. Il controllo degli investimenti esteri misto all'ancora forte protezionismo concorrono a "frenare" la loro crescita e la loro 'ascesa' nel gruppo delle economie avanzate.

Il Medio Oriente ed il petrolio

Chiude la lunga disamina una precisazione dell'analista circa la situazione del Medio Oriente: "L'intero Medio Oriente, dal Maghreb all'Afghanistan ed il Pakistan, è socialmente, economicamente e politicamente instabile. Infatti la 'Primavera Araba' si sta trasformando in un 'Inverno Arabo' (...) Il premio-paura sui mercati del petrolio potrebbe significativamente aumentare del 20% il prezzo del petrolio portando ad effetti negativi sulla crescita dell'Europa, degli States, del Giappone, della Cina, dell'India e di tutte le altre economie, emergenti o avanzate, che sono importatrici nette di petrolio".

La Tempesta Perfetta

"Sebbene la probabilità di una 'tempesta perfetta' sia bassa, ciascuna di queste da sole potrebbe essere sufficiente per mandare in stallo l'economia globale e farla finire in recessione. E anche qualora non emergessero nella loro forma più estrema, ognuna sta apparendo (o apparirà) in qualche forma. Per come è iniziato il 2013, i rischi di ribasso per l'economia globale stanno raccogliendo le forze".

Economia Globale - 2013
(Foto: Flickr // Duncan C. / )
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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