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Di Stefano Perazzo | 05.02.2013 15:30 CET

Condono tombale? Poco utile nel lungo periodo e fortemente diseducativo. La proposta lanciata nei giorni scorsi dall'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha riaperto il dibattito sullo strumento perdonistico spesso utilizzato dai Governi per dare un colpo di spugna alle situazioni pregresse e garantire entrate immediate nelle casse erariali. Analizzando la storia dei passati interventi, però, l'efficacia della misura viene ampiamente ridimensionata.

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I dati pubblicati ieri dalla Cgia di Mestre mettevano chiaramente in evidenza i 123 miliardi di euro raccolti grazie alle numerose sanatorie poste in essere a partire dal lontano 1973. Con dati rivalutati al 2012, saltava subito all'occhio l'incasso di 22,8 miliardi conseguito nel 2003, il più redditizio di sempre. Poco più di 100 miliardi in quattro decenni non devono però far sorridere troppo i sostenitori del condono, visto che l'introito annuo si aggira sui 3 miliardi. Solo pochi giorni fa, il Direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera, parlando della lotta all'evasione portata avanti nel 2012, dichiarava orgoglioso di aver garantito alle casse dello Stato ben 12 miliardi. Confrontando i due dati a disposizione, appare chiaro che la normale attività di vigilanza assicuri standard decisamente migliori. Il ricorso a misure straordinarie, oltre che privo di appeal in termini economici, distrarrebbe risorse all'apparto ordinario, indebolendo la già precaria macchina accertatrice.

Nel 2008, l'Ufficio di controllo sulla gestione dei Ministeri economico finanziari della Corte dei Conti ha pubblicato un interessante paper sui risultati e i costi di concordati e sanatorie fiscali. L'analisi si basava sulle conseguenze del condono tributario disposto dalla legge 289/2002. La Corte ha sottolineato gli effetti fortemente diseducativi per il contribuente della misura adottata, ponendo inoltre l'attenzione sul fatto che, oltre ai costi amministravi e alle forze messe in campo, ben 5,2 miliardi dei 26 preventivati non sono poi stati versati neppure dopo l'iscrizione a ruolo e la notifica delle relative cartelle di pagamento.

Solo 3 anni dopo, con un comunicato stampa datato giugno 2011, l'organo giurisdizionale è tornato sull'argomento confermando le proprie sensazioni negative. Le lungaggini connesse al fenomeno 'condono' elevano l'anzianità dei ruoli, vanificando una delle componenti fondamentali dell'azione accertativa, la tempestività. Riguardo l'opzione rateale, è necessario mettere in evidenza come il versamento della prima rata comporti l'estinzione automatica della controversia, con l'immediata sterilizzazione degli eventuali effetti penali legati alle sanzioni commesse. Il pagamento diluito porta inoltre alla cristallizzazione delle procedure di riscossione, consentendo al debitore di tarare la propria condizione patrimoniale e risultare incapiente in caso di azione esecutiva futura.

Più ombre che luci dunque sull'efficacia del condono. Concedere la cancellazione di discutibili posizioni pregresse può garantire nel breve periodo maggiore liquidità, ma l'azione di recupero deve essere obbligatoriamente inserita in un progetto di più ampio respiro. Ricorrere nuovamente a semplici pacche sulla spalle senza una rivisitazione dell'intero apparato accertativo non invertirà i trend d'evasione, in crescita negli ultimi anni.

Da non sottovalutare inoltre l'aspetto psicologico legato all'introduzione di una nuova sanatoria. A partire dagli anni 70, i condoni sono vorticosamente aumentati, al ritmo di quasi uno all'anno. I contribuenti più 'furbi' non possono non tenere in considerazione questi dati allarmanti: la quasi certezza del perdono e la proverbiale lentezza dell'apparato punitivo accrescono inevitabilmente la consapevolezza di una possibile via d'uscita, mettendo all'angolo i comportamenti virtuosi.

Lo stesso Cavaliere nel 2008, in un'intervista al Corriere della Sera, aveva detto addio alla stagione dei condoni, puntando forte sul contrasto all'evasione e all'elusione fiscale. Magie della campagna elettorale.  

 

 

Silvio Berlusconi
(Foto: Reuters / Tony Gentile)
Berlusconi
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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