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Di Stefano Perazzo | 06.02.2013 11:43 CET

La Francia entra a gamba tesa nella guerra delle monete. Intervenuto ieri al Parlamento Europeo, il Presidente François Hollande promuove nuove iniziative di politica di cambio. Il forte apprezzamento dell'euro, dovuto tra le altre cose alle politiche monetarie aggressive di Stati Uniti e Giappone, rischia di far scappare a gambe levate gli investitori dall'eurozona, oltre che penalizzare l'export. L'obiettivo è quello di fissare un cambio a medio termine compatibile con l'economia reale.

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"Dobbiamo riflettere sul posto dell'euro nel mondo, perché non può fluttuare secondo gli umori del mercato. Una zona monetaria deve avere una politica di cambio - prosegue Hollande - se non vuole vedersi imporre una parità che non corrisponde alla situazione reale della sua economia. Non si tratta di assegnare dall'esterno un obiettivo alla Banca centrale, ma di avviare l'indispensabile riforma del sistema monetario internazionale".

La provocazione del presidente francese rischia di rimanere solo un buon proposito. Va ricordato che gli obiettivi della Banca Centrale Europea sono in primis il mantenimento della stabilità dei prezzi e l'equilibrio dei mercati finanziari. L'istituto non prevede nel proprio statuto target monetari o di supporto alla crescita. Il discorso di Hollande mira invece a sollecitare i governi europei, farli uscire dalla trincea e prendere una posizione decisa sulla bufera economica attuale. L'art. 219 del Trattato Ue infatti prevede che il Consiglio - formato dai rappresentanti degli stati membri - possa formulare orientamenti generali per una politica sui cambi, 'costringendo' la Bce ad agire di conseguenza.

Difficile pensare ad un accordo con gli altri big dall'area Euro; la Germania, ad esempio, punta forte sul rilancio della competitività, escludendo la possibilità di svalutare la valuta. Le parole del numero uno transalpino però mantengono vivo l'interesse sui nuovi scenari economici internazionali.

"La zona euro deve darsi un obiettivo di cambio a medio termine che sia compatibile con l'economia reale - sostiene Hollande - Dobbiamo agire a livello internazionale per difendere i nostri interessi".

I competitor intanto non stanno con le mani in mano. Gli Usa hanno da tempo intrapreso politiche monetarie fortemente espansive. Tassi d'interesse azzerati e mercato a stelle e strisce inondato di dollari nuovi di zecca 'coniati' dalla Federal Reserve mediante operazioni di quantitative easing. L'11 gennaio, invece, ecco arrivare la risposta giapponese. Il governo capeggiato da Shinzo Abe ha varato un piano da quasi 90 miliardi di euro per rilanciare l'economia nipponica, con l'obiettivo di favorire gli investimenti privati e far ripartire il tessuto produttivo.

Scelte che inevitabilmente indeboliscono la moneta nazionale, ma pongono gli stati coinvolti in una posizione privilegiata rispetto ai portatori d'interesse stranieri, favorendo inoltre le imprese locali in ottica esportazioni.

La palla passa ora a Mario Draghi. Il discorso del presidente della Bce è previsto per domani; fuochi d'artificio in arrivo: Draghi, tra le altre cose, sarà chiamato a rispondere alle critiche sul ruolo di Banca d'Italia nello scandalo Mps, di cui all'epoca dei fatti era governatore. Hollande ha acceso la miccia, il dibattito è pronto ad esplodere.  

 

 

il nuovo presidente francese Francois Hollande
(Foto: reuters / Regis Duvignau)
Il presidente francese Francois Hollande
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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