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Di Dario Saltari | 06.02.2013 13:33 CET

A quasi dodici anni dal tragico default, che portò l'Argentina in fondo al baratro economico finanziario, il paese sudamericano, guidato da Cristina Kirchner, si ritrova oggi a ripercorrere strade pericolose.

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Buenos Aires, infatti, ha subito la crisi economica globale più del resto dell'America Latina e adessa fatica a riprendersi colpa, anche, di una struttura industriale che non è mai maturata del tutto.

A preoccupare maggiormente, attualmente, è l'inflazione e la produttività del paese. I dati ufficiali, effettivamente, sono preoccupanti con il pil che ha subito un tonfo nel 2012 passando dal +8,8% al +2,5% e l'inflazione che si aggira intorno al 10%.

Ciò che è più grave, tuttavia, è che la maggior parte degli analisti economici ritiene questi dati ampiamenti truccati. Il primo a credere al bluff argentino è il Fondo Monetario Internazionale che, con una nota pubblicata il primo febbraio, ha invitato il governo di Buenos Aires a fornire dati "più accurati".

Secondo analisti economici indipendenti, infatti, l'inflazione si aggirerebbe intorno al 30% (un dato enorme se si pensa che quella europea si aggira stabile intorno al 2%). Lo stesso The Economist si rifiuta da tempo di pubblicare i dati ufficiali forniti dal governo argentino.

Quest'ultimo, inoltre, conscio della gravità della situazione non è rimasto inerte e lunedì ha deciso, per combattere l'inflazione galoppante, di bloccare i prezzi dei beni alimentari delle principali catene di negozi dello Stato.

Nonostante ciò, il governo della Kirchner, per mascherare i propri problemi, ha deciso di puntare tutto su un tema storicamente vincente, almeno sotto un profilo propagandistico, nei confronti della società civile argentina: l'antiamericanismo.

E così la presidenta, 24 ore dopo la nota del Fondo Monetario Internazionale, si è scagliata contro l'istituzione finanziaria attraverso il proprio profilo Twitter con il record di 28 tweet in mezz'ora.

"Dove stava il FMI che non ha potuto accorgersi di nessuna crisi?" ha scritto polemica la Kirchner con i tweet "Quali sono i parametri o le 'procedure' con cui il FMI analizza i paesi falliti che continuano ad indebitarsi, con popolazioni che hanno perso la speranza? Che succede con i paesi emergenti come noi che hanno sostenuto l’economia mondiale nell’ultimo decennio e a cui oggi vogliono mettere in conto i piatti rotti da altri? Conoscete qualche sanzione del FMI, qualche decisione contro questi altri che si sono arricchiti e che hanno fatto fallire il mondo? No, la prima misura che prende il FMI è contro l’Argentina".

Allo stesso modo, il governo di Buenos Aires ha iniziato a battere, da qualche tempo ormai, su un altro nervo scoperto: le Falklands. Hector Timerman, ministro degli esteri argentino, ha dichiarato ad alcuni quotidiani britannici di essere convinto che le isole che gli argentini chiamano Malvinas torneranno sotto sovranità argentina entro 20 anni. Le dichiarazioni di Timerman, in realtà, ricalcano i diversi annunci e scaramucce diplomatiche già fatte dalla Kirchner nei mesi precedenti.

Al di là della reale convinzione dei politici argentini riguardo le Falklands, è chiaro l'intento del governo di distrarre la popolazione da problemi economici reali, seppur non gravi come quelli del 2001. Una strada, quella della propaganda nazionalista, che, però, come la storia insegna, non ha mai pagato, tutt'altro.

Fonti: la Stampa, Corriere della Sera

Cristina Kirchner
(Foto: Reuters / Marcos Brindicci)
Il presidente argentino Cristina Fernandez de Kirchner a Buenos Aires questa notte dopo il voto.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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