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Di Fabio Ferri | 06.02.2013 17:38 CET

Sfilata di manager a Siena, davanti i magistrati che indagano sul Monte Paschi. Vicenda che ogni giorno si arricchisce di nuovi filoni di indagini e nuove indiscrezioni. Tant'è che anche Napolitano è dovuto intervenire per ristabilire un minino di ordine. Non è stato sufficiente, tant'è che oggi la Fondazione che governa la banca con il 37,5% ha presentato un esposto contro ignoti per fuga di notizie e pubblicazioni di documenti riservati.

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Tutto gira intorno all'acquisto di Antonveneta, peccato originale di Mps, più che l'affaire derivati. Ma le indagini proseguono in ogni direzione, anche verso il Vaticano e San Marino. Mentre però è stata smentita la notizia di fondi della banca senese nei conti dello Ior, sul Titano si concentrano le indagini, e le speculazioni, di un possibile conto di Mussari. Dell'ex presidente dell'Abi, all'epoca dei fatti ai vertici di Monte dei Paschi, si sta controllando minuziosamente la casella e-mail.

Mail sospette anche quelle di Raffaele Rizzi, all'epoca capo dell'Area legale. Secondo il nucleo valutario della Finanza di Roma il 18 dicembre 2007 Rizzi invia una mail un comunicato alle istituzioni finanziarie che sono disponibili a finanziare l'operazione per Antonveneta: il problema è che la bozza ad uso interno, del giorno dopo è diversa da quella diffusa al mercato. In una parte soprattutto: quella in cui è previsto un finanziamento di un miliardo mediante nuove azioni. Infatti si prevede l'emissione di strumenti innovativi di capitale, esattamente come era già stato anticipato in una precedente comunicazione trasmessa sempre via mail il 26 novembre. Cioè si fa un po' il gioco delle tre carte: dico agli organi di vigilanza che ho il capitale necessario per l'operazione, mentre in realtà lo cerco attraverso altri strumenti. Non cosa da poco se si considera che si stava valutando la solidità della banca ad affrontare un'acquisizione del genere. Accuse simili poi sarebbero state mosse anche ad Antonio Vigni, l'ex direttore generale dell'area Finanza.

Nuovo tassello emerso recentemente è quello che chiama in causa, sullo stesso fronte, anche Marco Morelli in quegli anni manager nell'area finanza e oggi responsabile per l'Italia di Merrill Lynch. L'accusa dei pm è che Vigni, Morelli e Daniele Pirondini (anche lui come Morelli nell'area finanza) ostacolarono l'attività di vigilanza di Bankitalia, proprio in merito all'operazione di rafforzamento del patrimonio necessario all'acquisizione di banca Antonveneta. In particolare riguardo l'aumento di capitale di un miliardo riservato a Jp Morgan. Per i pm i tre avrebbero detto il falso: quando Bankitalia, il 23 settembre del 2008, «richiedeva delucidazioni circa la computabilità della complessiva operazione di rafforzamento patrimoniale da un miliardo di euro nel capital core», loro per tutta risposta dissero che «Jp Morgan aveva acquistato la proprietà delle azioni ed era quindi esposta alle oscillazioni del relativo valore senza ricevere dalla banca alcuna protezione implicita o esplicita».

Tutto ruota intorno a questo puntodicevamo: con quali meccanismi, non tutti illegali, è stato possibile acquistare Antonveneta, e perché è stato pagato un prezzo così alto. Intanto oggi si riunisce anche il CdA di Monte dei Paschi, per esaminare i risultati dell'indagine interna volta a chiarire le operazioni finanziarie fatte con strumenti derivati da parte della precedente amministrazione.  

 

 

 

Mps, indagata anche la banca
(Foto: Reuters / Stefano Rellandini)
A Trani aperta inchiesta per truffa
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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