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Di Claudio Forleo | 06.02.2013 18:44 CET

Sorpresa, sorpresa: Pierluigi Bersani apre a Monti. A dire il vero lo fa dall'inizio della campagna elettorale. Talmente "sicuro di vincere" da dichiarare a scadenze fisse di essere disposto a fare le riforme con Monti. "Non raccontiamo favole" ha detto la sera del trionfo alle primarie. 'Non raccontiamo nulla' avrebbe dovuto dire, perchè il segretario Pd ha subito passivamente la strategia di Silvio Berlusconi, riuscendo a non comunicare granchè su cosa vuole fare e come vuole farlo.

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Il Cavaleire non ha fatto nulla di diverso rispetto alle cinque precedenti campagne elettorali (1994,1996,2001,2006,2008), ma dopo vent'anni la sinistra ancora non ha capito come arginarlo. Bombardando l'elettorato sull'Imu Berlusconi è riuscito a riprendersi i 'suoi' voti, quello zoccolo duro del 20% e dintorni che l'ha sempre votato e sempre lo farà. Alle 'sparate' dell'ex premier, paradossalmente, ha controbattuto più efficacemente Monti (comunque uscito sconfitto dai duelli verbali). Bersani? Non pervenuto. Tra una 'pettinata alle bambole' e l'altra ha subito anche lo scandalo Mps, compreso il 'fuoco amico' del Professore, a cui fa gioco un centrosinistra senza maggioranza al Senato.

Il Pd ha dato la solita impressione: ognuno va per conto suo. Bersani dice che il Pd non c'entra con le banche? Passa qualche ora e D'Alema dichiara che sono stati loro a cacciare Mussari. Geniale! "Se ci attaccano li sbraniamo", parola di Bersani. Ma quando?

Vendola, che i sondaggi danno sotto al 4%, ora minaccia una rottura dell'alleanza in caso di patto con Monti. Che riflessi: Bersani lo corteggia da setttimane. Per governare il Pd può tranquillamente divorziare dal leader di Sel e convivere con Scelta Civica. Sono i numeri che parlano. E se Vendola corre da solo rischia di non superare neanche la soglia di sbarramento alla Camera (4 per cento).

Tutto spinge verso 'BersaMonti'. I mercati, l'Europa e i giornali che creano 'opinione' a livello internazionale lo ripetono senza temere accuse di interferenza: no a Berlusconi. L'auspicio, sin dall'inizio, era che Monti rimanesse in sella, in un modo o nell'altro. L'ex premier ha rovesciato il tavolo facendo cadere il governo e il Professore ha spiazzato tutti decidendo di 'salire' in politica. E' cambiato il percorso, ma quelo che conta è il risultato finale. Ora i leader parlano fuori dai denti, permettendo a Berlusconi di attaccare sull' 'inciucio' e recuperare altri voti. Il segreto di Pulcinella è svelato: BersaMonti sia.

Bersani
(Foto: Reuters / )
Una foto di Bersani in Parlamento
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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