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Di Emiliano Ragoni | 12.02.2013 20:11 CET

Auto elettriche, un "affare da poco". Sembrerebbe proprio questo il problema che attanaglia il mercato delle auto elettriche. Produttori come il gruppo Renaul-Nissan dominano comunque il mercato con 67.723 vetture vendute da quando sono state messe in commercio, più di due anni e mezzo fa. Ma questo numeri non fanno di certo felici i due produttori, perché rimangono comunque numeri marginali. 

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Le previsioni erano ben diverse: nel 2011 il numero uno Carlos Ghosn parlava di un milione e mezzo di ZEV entro il 2016. Dopo 4 miliardi di investimenti l'obiettivo aziendale prefissato è lontano anni luce. Ma il problema non è solo del gruppone franco-nipponico, bensì è applicabile a molti dei concorrenti. Ad esempio una vettura quotata come la Chevrolet Volt, dotata di un generatore a benzina per ricaricare le batterie in movimento, ha fatto registrare numeri di vendita decisamente al di sotto delle aspettative.

ll discorso può essere applicato più o meno a tutti i produttori più famosi e quotati. La General Motors perde migliaia di dollari per ogni esemplare consegnato. La Fiat, con la nuova 500e, attualmente disponibile solo in Usa, ha investito molto ma il ritorno economico è stato tutt'altro che positivo. Toyota, da sempre green per vocazione, si è defilato dalla corsa elettrica, potendo contare su vetture ibride e su auto ad idrogeno a celle di combustione. E' interessante notare come le vetture ibride, a differenza di quelle 100 % elettriche, rappresentino ormai una tecnologia consolidata ed accettata dai clienti.

Nel 2012', secondo l'associazione di categoira Anfia, di elettriche pure in Italia ne sono state consegnate 524, delle quali solamente 25 a privati cittadini. Insomma i numeri non ci sono. Dal conteggio sono esclusi modelli come la Volt e la Ampera, dotati di un piccolo motore termico e la Twizy, un mezzo ibrido fra auto e scooter che sta ottenendo un buon successo-oltre 1.500 pezzi venduti in pochi mesi-.

Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l'associazione dei concessionari commenta: "L'auto elettrica non si può vendere perché il prodotto non è ancora maturo. Mancano standard comuni, l'autonomia è limitata, il prezzo è elevato, i tempi di ricarica lunghi. Per non parlare della tenuta di valore: Come si fa a rivenderla? Faccio un investimento importante e poi? Quando raggiungerà le prestazioni e i prezzi di un'ibrida forse ce la farà».

Con l'attuale periodo contingente diventa ancora più complicato, nonostante gli incentivi di 120 milioni in arrivo destinati a veicoli a basso impatto ambientale, la situazione sembra destinata a rimanere allo stato attuale. Conclude Pavan Bernacchi: "Non serviranno a nulla, sono soldi pubblici buttati: l'80 % andrà a imprese con un parco auto obsoleto. Un controsenso. Piuttosto serve un piano per far ripartire tutto il settore dell'automobile con incentivi e riduzione delle tasse".

Insomma la situazione non è rosea. Nonostante i limiti tecnici delle auto elettriche rimangono ancora da sciogliore numerosi nodi cruciali, in primis la coordinazione. Carlo Iacovini, fondatore di Click Utility -socieltà specializzata nella mobilità sostenibile- e collaboratore di IBTimes denuncia: "Se si continuano a installare colonnine, come è stato fatto a Milano o a Roma, non si va da nessuna parte: sembrano monumenti all'auto ignota piega, azienda specializzata in mobilità sostenibile. Bisogna guardare alle aziende, come stanno facendo in America e nel resto d'Europa. In Olanda hanno finanziato un'autostrada con stazioni di ricarica grazie a i proventi della Lotteria, in Inghilterra sono nate società che si occupano solo della gestione di mezzi non inquinanti, in America ci credono le multinazionali. Deve essere il settore privato il motore dell'innovazione. Altrimenti l'auto elettrica resterà un affare per pochi». 

[Via: Corriere]

 

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Auto elettriche
(Foto: http://www.flickr.com/photos/s / )
Auto elettriche
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