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Di Stefano Perazzo | 15.02.2013 14:58 CET

Il segreto bancario svizzero inizia a scricchiolare. Stati Uniti e Confederazione Elvetica hanno firmato l'accordo FATCA, che consente alle autorità a stelle e strisce di avere informazioni su determinati conti detenuti da cittadini statunitensi in terra svizzera. L'intesa è stata siglata dall'ambasciatore americano Donald Beyer e dal direttore della Segreteria di Stato Svizzera Michael Ambühl.

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Passo importante nella lotta all'evasione internazionale e prime crepe che si aprono nel muro di protezione elvetico. La nazione è da sempre considerata un fortino per gli investitori , le nuove prospettive ridisegnano inevitabilmente il ruolo della Confederazione agli occhi del globo. Le ripercussioni paventate dagli Stati Uniti in caso di mancato accordo hanno definitivamente sciolto i dubbi dei vertici europei.

L'Internal Revenue Service (il Fisco made in Usa) avrà la possibilità di richiedere report sui propri contribuenti con conti correnti esteri, facendo diventare la trasparenza un ordine del giorno più che frequente sui tavoli delle banche di Berna e dintorni. Gli istituti si impegnano a trasmette le informazioni richieste alle autorità oltre oceano, anche se le modalità specifiche di collaborazione saranno più chiare dall'entrata in vigore definitiva dei provvedimenti.

Gli Stati Uniti, forti di un mercato di capitali tra i più attraenti del pianeta, ricorrono spesso a strategie sovranazionali per preservare l'orto domestico. L'estensione degli obblighi di trasparenza è a malincuore accettata dalle controparti per ovvi motivi di convenienza: essere esclusi dal party a stelle e strisce sarebbe controproducente per qualsiasi player internazionale.

Molto sovente capita che società sanzionate per comportamenti scorretti in giro per il mondo siano ulteriormente redarguite sul suolo americano. L'idea  alla base di quest'atteggiamento non è di difficile comprensione: in un contesto globale, comportamenti sleali in Mongolia, ad esempio, possono creare vantaggi competitivi nel polo produttivo di Denver o in qualsiasi altro mercato. Ecco allora che potendo contare su un'arena di scambi allettante, i vertici Usa possono esigere comportamenti virtuosi anche oltre le linee di demarcazione segnate sulle cartine geografiche.

La Svizzera si aggiunge all'elenco di 8 paesi scesi a compromessi con gli Stati Uniti in campo bancario. Il governo di Washington ha reso noto che le trattative in corso riguardano 50 stati in tutto il mondo.

 

 

© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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