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Di Agenzia Nova | 17.02.2013 20:05 CET

Il Tribunale militare di Rabat ha condannato all'ergastolo nove membri di un gruppo saharawi perché considerati responsabili degli incidenti avvenuti l'8 febbraio del 2010 a Gdeim Izik, vicino Laayoune, nei quali sono morti 11 poliziotti marocchini. La sentenza è stata emessa nella notte dopo che ieri si era chiuso il processo durato più di una settimana. Per quanto riguarda gli altri imputati, in quattro sono stati condannati a 30 anni di carcere, in sette a 25 anni, in tre a 20 anni e in due a due anni di carcere. L'accusa è quella di aver costituito una "banda criminale, che ha perpetrato violenze contro le forze dell'ordine che e che ha portato alla morte di alcuni agenti".

Reuters
Una manifestazione di protesta dei "laureati disoccupati", a Rabat.

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Si è trattato del processo più importante degli ultimi anni in Marocco perché le violenze contro i poliziotti sono state particolarmente efferate e i reati sono stati commessi poco prima dell'entrata in vigore della nuova Costituzione marocchina. Per questo motivo si ritiene che possa essere l'ultimo processo di civili che si tiene in un tribunale militare (decisione dovuta al fatto che le vittime sono dei militari) in attesa della relazione della Commissione per i Diritti umani di Rabat, che potrebbe chiedere al governo del premier, Abdel Ilah Benkirane, di porre fine a questo tipo di processi.

Gli imputati, tutti presenti in aula tranne uno che risulta latitante, erano stati indagati per aver formato una "banda criminale, ricorso alla violenza contro gli agenti della polizia causandone la morte, la mutilazione e la profanazione dei loro cadaveri". Il Codice penale marocchino prevede la possibilità di processare, davanti al tribunale militare, i civili accusati di omicidio di membri dell'esercito e altri casi simili. I fatti risalgono al novembre del 2010, quando le forze dell'ordine di Rabat hanno proceduto allo smantellamento di un campo di tende montate dagli abitanti di Laayoune che manifestavano per rivendicare alcuni diritti sociali ed economici: casa, lavoro e previdenza sanitaria. Prima della decisione dello smantellamento del campo da parte delle autorità era stato raggiunto un accordo tra gli abitanti e le istituzioni marocchine locali e nazionali.

Nonostante l'intesa, gruppi di facinorosi considerati da Rabat vicini ai separatisti del Fronte Polisario, gruppo sostenuto dall'Algeria, avevano progressivamente preso il controllo del campo e, armati di molotov, coltelli e bombole del gas, hanno messo a ferro e fuoco la zona chiedendo l'indipendenza del Sahara. Alcuni membri delle forze dell'ordine, inviati da Rabat disarmati per evitare la morte dei dimostranti, una volta intervenuti per lo smantellamento del campo sono stati catturati da questi gruppi criminali e 12 di loro sono stati uccisi. Il Coordinamento delle famiglie e degli amici delle vittime di Gdeim Izik ha organizzato questa settimana ogni giorno un raduno in occasione delle udienze del processo per chiedere giustizia per gli agenti della polizia uccisi.

Alle udienze hanno assistito questa settimana, oltre alle famiglie delle vittime e degli imputati, anche i rappresentanti delle associazioni dei diritti dell'uomo, delle Ong e gruppi di osservatori: 52 internazionali e 25 nazionali. Il giurista spagnolo José Ma Gil Garre, direttore del Centro di studi sugli affari della sicurezza in Spagna, ha spiegato nel corso dell'udienza di oggi che questo processo non è "di tipo politico perché si basa su una serie di prove ben fondate". Secondo l'esperto, il processo si svolge "in condizioni regolari e sono presenti tutte le garanzie di equità". Nel corso della seduta di ieri il procuratore ha mostrato i filmati relativi alle aggressioni subite dalla polizia l'8 novembre del 2010 mostrando le prove a carico degli imputati e chiedendo il massimo della pena prevista.

Le udienze si sono tenute tutte a porte aperte e nel corso del dibattimento la giornata più toccante è stata quella di mercoledì scorso, quando, in risposta alla richiesta presentata per la difesa di Al Bachir Boutankiza, accusato di aver urinato sul cadavere di un poliziotto durante gli scontri che hanno avuto luogo a Gdim Izik, il giudice ha richiesto alle famiglie delle vittime di allontanarsi dall'aula, durante la proiezione di un video cruento che mostrava le violenze compiute ai danni dei membri delle forze dell'ordine.

Il video, della durata di circa un quarto d'ora, ha incluso scene che mostravano l'uccisione e la tortura di 11 membri delle forze della sicurezza marocchina (gendarmeria, Forze Ausiliari e della Polizia Nazionale), tra i quali vi era anche un elemento della Protezione Civile, oltre al ferimento di altri 70 membri delle forze di sicurezza. Particolarmente cruenta è stata la scena che mostravano i cadaveri di vari poliziotti. In seguito alla proiezione del video uno degli imputati è stato costretto ad allontanarsi dall'aula perché non riusciva a sopportare la brutalità delle immagini. Nel video inoltre, è stata dimostrata la presenza di armi bianche, bombe molotov, telefonini cellulari, nonché valute estere, tra cui 5 mila euro, 10 mila dollari e dinari algerini, oltre a passaporti e carte d'identità, per dimostrare quanto le azioni di violenza fossero state organizzate e dirette dall'estero. (agenzianova.com)

 

Marocco
(Foto: Reuters / Youssef Boudlal )
Una manifestazione di protesta dei "laureati disoccupati", a Rabat.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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