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Di Alessandro Proietti | 18.02.2013 11:13 CET

C'è un Paese, a 'margine' dell'Eurozona, di cui spesso dimentichiamo di analizzarne la "salute". Un dolce oblio delle statistiche corroborato dal fatto che "tanto i vicini con l'euro versano in condizioni peggiori". Nessuna faziosità, non c'è un problema di scarsa trasparenza. Semplicemente, presi dai problemi "maggiori", spesso, tendiamo a 'scordarci' del caro Regno Unito.

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Scandali finanziari, crisi globale, currency war: macro-problemi che deviano la nostra attenzione. Ma proprio a proposito dell'ultimo aspetto citato, la tanto paventata guerra delle valute, la 'nostra' Londra torna, questa volta, al centro delle attenzioni.

Un crescita economica deludente (nulla, osservando quell'ultimo +0.0% uscito sul Pil annuale), la minaccia di un downgrade del debito ed il cambio di guardia a capo della Bank of England hanno, letteralmente, alimentato qulla iniziale debole fiammella della sfiducia nei confronti degli UK.

Secondo l'agenzia CFTC (U.S. Commodity Futures Trading Commission) sono sempre di più gli speculatori che vendono la sterlina rispetto a coloro i quali la comprano. Dietro il termine 'speculatore', di accezione vagamente critica, si nascondono le ingombranti figure degli Hedge Fund mondiali. Tale movimento non è da prendere troppo alla leggera: il sorpasso di chi vende alla scoperto la sterlina nei confronti di chi si posiziona longè avvenuto per la prima volta negli ultimi cinque mesi. Lo scommettere contro la sterlina è secondo, per popolarità, solo allo shorting dello yen.

Mansoor Mohi-Uddin, a capo della divisione strategie valutarie di UBS, lo evidenzia nelle sue parole: "La sterlina sta chiaramente correndo il rischio di seguire lo yen e soffrire la prossima svalutazione, su larga scala, di una [delle] maggiori valute".

Molti asset managers, come quel Franklin Templeton, uno dei maggiori investitori mondiali in bond, hanno cominciato a ridurre drasticamente le loro posizioni nel mercato inglese dei titoli di Stato. Il paventato rischio di una sterlina debole e di rendimenti in risalita (negativamente correlati al prezzo) ha letteralmente fatto 'scappare' alcuni grossi investitori.

"L'economia sarà nuovamente immobile ["flatline", ndr] anche questo anno - spiega Mike Amey a capo del portafoglio in sterline alla Pimco - La crescita del reddito reale sta scendendo, il Governo continua a tagliare le voci di spesa, l'investimento è debole e non sembra che le esportazioni si stiano rialzando. Probabilmente avremo una crescita compresa tra lo zero e l'1% per qualche altro anno almeno".

La sterlina, intanto, viaggia sui minimi dello scorso agosto con il cambio sul dollaro a riprova di quanto detto prima. A quanto detto va, poi, aggiunto il c.d. "effetto Carney": Mark Carney, prossimo governatore della Bank of England (da luglio 2013 per i prossimi otto anni), è visto come un elemento 'cardine' della futura (ulteriore) debolezza della sterlina.

"C'è un evidente Carney-effect sui rendimenti del mercato dei titoli di Stato - chiosa un trader - E' visto [Carney] come un fautore della politica espansiva e vede l'inflazione come un problema non rilevante nel contesto attuale".

Le sensazioni, quindi, sembrano fondate: se nulla sarà fatto, ufficialmente, per deprezzare la sterlina in maniera diretta, altrettanto non può esser detto per quella lunga serie di manovre che portano come naturale conseguenza ad uno stimolo alle esportazioni (ovvero ad un indebolimento della moneta stessa). Il G20 si è espresso a tal proposito, nessuno si 'azzarderà' ad una svalutazione competitiva troppo palese. Dall'altro canto, con un Giappone che fa da apripista in questo contesto, la strada "da seguire" è già segnata.


UK - Sterlina
(Foto: Flickr // Adrian Clark / )
-
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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