Google torna di nuovo sotto i riflettori per problemi legati alla privacy. Questa volta sotto accusa è il Play Store, luogo di acquisto di applicazioni e libri per dispositivi Android, che secondo alcuni trasmetterebbe troppe informazioni agli sviluppatori.
Reuters/Eduardo Munoz
Google CEO Larry Page.
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A lanciare l’allarme è stato lo sviluppatore australiano Dan Nolan. Il problema, che non è di natura tecnica ma che si potrebbe ricondurre ad una mancanza di tutela della privacy, viene evidenziato con l’acquisto di un’applicazione: al completamento di questa fase allo sviluppatore vengono inviati dati privati dell’utente, come nome reale, indirizzo ed email. Il tutto in maniera automatica.
Dal punto di vista strettamente legale Google si tutela attraverso i cosiddetti “terms of service”, che vietano l’abuso di queste informazioni. Niente di concreto però vieta agli sviluppatori meno “attenti” di utilizzare tali informazioni per uso personale o peggio ancora rivendere tali dati per statistiche di marketing o simili. In teoria tali dati dovrebbero servire per motivi di pagamento e tassazione, per cui, almeno per ora, Google non sembra rischiare una multa o un richiamo ufficiale da parte degli organi di vigilanza.
Ma Google non è davvero nuovo a problemi di questo tipo. Ultima, in ordine cronologico, è la campagna portata avanti da Microsoft contro Gmail: il servizio di posta di BigG è accusato di “leggere” le email personali per migliorare il proprio servizio di ads. Dovrà intervenire anche questa volta il Garante della Privacy?
[Fonte: Android Authority]
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