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Di Redazione IBTimes Italia | 19.02.2013 11:44 CET

Sta spopolando in rete un video politically uncorrect. È della Solidar Suisse (ex Soccorso Operaio Svizzero) Ong svizzera che come tante ha progetti umanitari in mezzo mondo (in 12 paesi Paesi per l'esattezza). Nel video si vede un businessman in abito scuro sgommare nella sua Ferrari fiammante davanti ad una capanna della savana africana. Scende, rapina (letteralmente) delle poche cose una donna e due bambini, e poi scappa con il suo Cavallino Rampante. D'impatto, senza dubbio, efficace non è detto. Quello su cui l'Ong sta montando la sua campagna (puntando sull'effetto virale del video su citato) è contro lo sfruttamento alimentare delle banche nei confronti dell'economia agricola. Spieghiamo meglio. Solidar Suisse, che nel 2011 si era già scagliata contro la Nespresso e il suo testimonial George Clooney, dice che la scarsità di cibo non è dovuta solo, o tanto, alle avverse condizioni climatiche e del suolo, ma piuttosto all'uso indiscriminato che le banche occidentali fanno dei titoli sulle derrate alimentari, come riso o grano. Niente di nuovo, campagne del genere ci sono da anni, una delle più famose è nata proprio in Italia: sul cibo non si specula

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Siam tutti con il cuore in mano, più che col portafoglio aperto, per aiutare chi muore di fame: ma siamo sicuri che le banche siano il vero problema?

I futures sulle materie prime esistono da più un secolo, una delle principali Borse di riferimento è quella di Chicago (Cbot). Sono dei tipi di contratto che come i titoli derivati, si "legano" a dei contratti sottostanti. Inizialmente i futures, sul mais o sul grano, servivano per garantire maggiore stabilità al prezzo di questi prodotti. Per esempio, se il il prezzo del petrolio aumentava velocemente, questo poteva portare anche ad un aumento del costo del trasporto, e quindi andava a ricadere anche sul prezzo finale del grano. In realtà l'aumento sarebbe dovuto anche al fatto che i diserbanti utilizzati nell'agricoltura industriale sono a base di idrocarburi. I futures se vogliamo possiamo leggerli come un'assicurazione: nei prossimi 10 anni il prezzo di una tot quantità di grano verrà scambiata ad un prezzo pre-fissato. Questo sulla carta. La realtà gioca sempre brutti scherzi. E più di qualcuno ha cercato di astrarre così tanto il sistema che ha creato in effetti un amento dei prezzi, espandendo la complessità dei contratti. Però lo strumento di per se potrebbe essere un bene. Futures o non futures, la fame rimane.

Gli abitanti dell'Africa, ma anche del Sud Est Asiatico e dell'America Latina, soffrono di denutrizione e di fame non tanto a causa di questi tipi di contratti. Le ragioni sono strutturali, in alcuni casi endemiche. Causate in parte dall'economia agricola coloniale che impone(va) la scelta di prodotti maggiormente appetibili per la "madre" patria. La fame è dovuta allo sfruttamento delle coltivazioni che in alcuni paesi sono ancora orientate all'esportazione verso le tavole delle nazioni ricche. Ci sono paesi che non hanno neppure più la terra per far crescere una piccola pianta: o perché costretti a venderla ad aziende private di stati esteri (land grabbing) o a causa dei cambiamenti climatici. In Cina ogni anno si desertificano oltre 2 mila km². Non è tutta colpa delle banche. Che qualche responsabilità ce l'hanno. Barclays, Commerzbank e Bnp Baribas hanno recentemente annunciato che ridurranno la loro attività con i futures. Niente più speculazioni con gli hedge funds sul mercato quindi, anche se poi probabilmente continueranno a vendere prodotti indicizzati. La ragione di questo passo indietro è semplice quanto banale: la reputazione. Bnp ad esempio ha intenzione di sospendere il "Parvest World Agriculture": che è il suo fondo più attivo in questo campo, gestendo 160 milioni di euro.

Ma la Ferrari che centra, cosa centra lo sfarzo della City di Londra con la mancanza di cibo (e anche se non citata soprattutto di acqua) del Sahel? Nulla, è un "effetto speciale": per colpire i cuori degli utenti e i portafogli dei donatori. Le intenzioni sono buone, forse. Pensiamo ad esempio a chi per limitare l'inquinamento prodotto dal petrolio punta sui biocarburanti: tra le (vere) cause della povertà alimentare in molti paesi. Non sempre poi i "cattivi" sono tutti in giacca e cravatta. Sono i tanti ad aver acceso un faro sulla cosiddetta "industria della carità", soprattutto ma non solo in Africa. Non solo per truffe o donazioni mai arrivate a destinazione, o per stigmatizzare quello che alcuni chiamano la sindrome della "missionaria": compatire la povertà piuttosto che sconfiggerla strutturalmente. Anche economisti però hanno cercato di spiegare, non sempre convincendo, come gli scambi commerciali più che gli aiuti umanitari potessero essere una soluzione di più lungo respiro alla povertà, e quindi alla capacità di essere autosufficienti.

Non sappiamo se il video raggiungerà il suo scopo: in primis essere il più virale possibile. E non sappiamo se augurarglielo. Jason Russell, regista del famoso video contro il dittatore centrafricano Kony: che in pochissimo tempo ha "infettato" i computer di mezzo mondo (così famoso da aver avuto anche il sostegno di un'attrice porno), dopo il successo del suo lavoro è completamente impazzito.

 

 

 

Bambina di 4 anni muore di fame e di sete
(Foto: Reuters. / )
Nella foto: bambina costretta a chiedere l'elemosina.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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