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Di Claudio Forleo | 19.02.2013 16:16 CET

Mario Monti, classe 1943, ha ricoperto e ricopre molti ruoli. I più noti: professore, rettore e presidente della Bocconi, Commissario Europeo, editorialista, senatore a vita, Presidente del Consiglio. Ma è stato anche membro di vari consigli d'amministrazione (Fiat, Generali, Comit)  e collaboratore del governo De Mita negli anni che precedono lo scoppio di Tangentopoli, chiamato a 'risolvere' il problema del debito pubblico: con scarsi risultati.

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Si laurea in Economia alla Bocconi di Milano nel 1965, trascorre un anno a Yale (uno  dei professori è James Tobin, inventore dell'omonima tassazione sulle transazioni internazionali). Nel 1969 insegna all'Università di Trento, l'anno successivo viene chiamato a Torino. Nel 1985 ritorna 'a casa': professore di economia politica alla Bocconi, rettore nel 1989, presidente dal 1994 dopo la scomparsa di Giovanni Spadolini.

Gli anni Ottanta lo vedono protagonista su più fronti: lavora per aziende private ed entra nel cda di Fiat e Generali. E' vice-presidente della Comit (Banca Commerciale Italiana) dal 1988 al 1990. Nel 1981 il direttore generale di Bankitalia Paolo Baffi lo vuole nella commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall'inflazione. Nel 1988 entra a far parte del Comitato Spaventa sul debito pubblico, collaboratore del ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino (condannato per la maxitangente Enimont, ha patteggiato una condanna sui fondi neri Eni, prescritto sulla gestone dei fondi per la ricostruzione post-terremoto in Irpinia).

Alcuni sostengono che Monti fu uno dei 'responsabili' dell'impennata del debito pubblico: una forzatura.  Negli anni del Comitato Spaventa il debito cresce di circa 200 miliardi di euro e  il rapporto debito/Pil subisce un aumento di oltre dieci punti percentuali, sfondando il tetto del 100%. Ma si tratta del proseguimento di un trend iniziato nei primi anni Ottanta. E, come dimostrerà l'inchiesta Mani Pulite del 1992, il clamoroso aumento del debito pubblico non va semplicemente imputato a scelte errate in campo economico (di cui sarebbe comunque responsabile il governo nel suo complesso), quanto a un sistema politico marcio dalle fondamenta: corruzione e tangenti comportano un danno enorme all'economia e alle casse dello Stato. E fino a prova contraria Monti non è stato mai neanche sfiorato da Tangentopoli.

Il primo governo Berlusconi (1994) lo indica  come Commissario Europeo. Il primo presidente della Commissione, il lussemburghese Jacques Santer, gli conferisce le deleghe relative a mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali.  La Commissione viene travolta da uno scandalo e si dimette in blocco nel marzo del 1999. Il governo D'Alema conferma Monti che assume le deleghe sulla concorrenza nella Commissione guidata da Romano Prodi.

In quegli anni si fa conoscere per la 'guerra a Microsoft'. Il colosso di Bill Gates venne multato per mezzo miliardo di euro con l'accusa di abuso di posizione dominante. Nel 2001 Monti blocca la fusione General Electric- Honeywell per "distorsioni alla concorrenza".

Negli anni successivi continua a lavorare per l'Europa ma anche per vari colossi della finanza. Tra il 2005 e il 2011 è consulente Goldman Sachs, tra le principali banche d'affari responsabili della crisi finanziaria scoppiata nel 2008, di Coca-Cola e Moody's.  Nel 2010 viene eletto presidente della Commissione Trilaterale, una "organizzazione non-governativa" secondo la definizione neutra. In concreto si tratta di una lobby  composta da uomini d'affari e politici. Monti è membro del gruppo Bilderberg, altra lobby che si riunisce una volta all'anno: gli incontri sono assolutamente vietati alla stampa. Ne fanno parte anche l'ex ministro Giulio Tremonti, il numero uno di Eni Paolo Scaroni, Franco Bernabè (Telecom) e John Elkann(Fiat).

Nell'estate 2011 la situazione economica dell'Italia si fa critica, per non dire drammatica. Il governo Berlusconi cade nel mese di novembre. Nel frattempo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva nominato Monti senatore a vita per poi conferirgli l'incarico di Presidente del Consiglio, sostenuto dalla strana maggioranza Pdl-Pd-Udc-Fli. Il governo dura 13 mesi e il 21 dicembre 2012 Monti si dimette. Pochi giorni dopo annuncia quella che definisce la "salita in politica" con una coalizione di centro sostenuta da Pierferdinando Casini e Gianfranco Casini. Dietro le quinte Luca Cordero di Montezemolo.

Durante la campagna elettorale il 'Professore' ha cambiato stile e strategia comunicativa. Dapprima ostentatamente 'sobrio' (aggettivo che ha accompagnato l'inizio della sua avventura di governo, in contrapposizione agli 'eccessi' del predecessore Silvio Berlusconi), via via sempre più polemico. Ha rifiutato l'offerta del Cavaliere di 'federare i moderati' (proprio a causa della scomoda presenza dell'ex premier),  diventandone così il principale bersaglio. Monti ha poi deciso di rispondere agli attacchi frontali di Berlusconi, definito "un pifferaio".

E' stato protagonista di un 'balletto' con Bersani. Molto critico nei confronti delle 'ali estreme' (Cgil, Vendola, Fassina) si è fatto meno aggressivo dopo un incontro mai smentito con il segretario Pd.  Ma non ha 'resistito' a puntare il dito contro i Democratici a proposito dello scandalo Mps, salvo poi ritrattare. Mantiene, come il Pd, un atteggiamento ambiguo sull'alleanza post-voto tra i due schieramenti. Ha rifiutato l'accordo con Giannino e su Beppe Grillo recentemente si è espresso con toni molto duri: "Ci vuole come la Grecia". 

IL PROGRAMMA

Di 'Agenda Monti' si è discusso fin troppo. Lo smilzo 'programma' di 25 pagine pubblicato sull'omonimo sito alla vigilia di Natale è stato criticato da molti economisti italiani. "Troppo vago" secondo Francesco Giavazzi, editorialista del Corriere e consulente del suo governo, e Alberto Alesina (editoralista de Lavoce.info e docente ad Harward). Perplessità condivise anche da Luigi Zingales, ex membro di Fare per Fermare il Declino. Nel corso della campagna elettorale il Professore è entrato pù nello specifico.

CONTI DELLO STATO E TAGLI AGLI SPRECHI

Ridurre il rapporto tra spesa pubblica corrente e Pil del 4%, portando nel 2017 tale rapporto al 39%, attraverso la lotta agli sprechi e la corruzione. Ridurre il debito pubblico e i debiti verso le imprese attraverso una "patrimoniale per lo Stato": dismissioni per 130 miliardi di euro di patrimonio pubblico da destinare parte all'estinzione del debito pubblico e parte (30 miliardi) ad abbattere i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. Dimezzare il numero dei parlamentari. Abolire il finanziamento pubblico ai partiti che devono autofinanziarsi. I rimborsi elettorali devono equivalere alle spese effettivamente sostenute per la campagna elettorale. Sopprimere le Province e attribuirne le competenze a Regioni e Comuni, con una distribuzione del 40% del risparmio ottenuto ai sindaci del territorio per la riduzione dei tributi locali.

FISCO, EVASIONE E FEDERALISMO

Ridurre l'Imu sulla prima casa, raddoppiando la detrazione attuale (da 200 a 400 euro), quella per ogni figlio a carico (da 50 a 100 euro) e introducendo una detrazione per anziani soli e per disabili. Ridurre progressivamente l'Irpef del 2% del Pil in 5 anni, partendodai redditi medio-bassi. Dimezzare l'Irap sul settore privato in cinque anni, eliminando il monte salari dalla base imponibile. Estendere le deduzioni Irpef per ristrutturazioni fino a giugno 2015 per favorire la ripresa edilizia, includendo anche spese per arredi e mobili.

Utilizzo di "ogni singolo euro recuperato dalla lotta all'evasione" per abbassare le tasse ai cittadini onesti, al lavoro e alle imprese in modo equo e progressivo. Riforma dell'articolo V della Costituzione sulle competenze di Stato e regioni. Ripensare il sistema delle autonomie territoriali, diminuendo i livelli di governo e ripensando l'attribuzione delle competenze statali, promuovendo un federalismo meritocratico secondo cui le regioni virtuose assumano più competenze.

GIUSTIZIA

Eliminare l'arretrato giudiziario attraverso una task force presso le Corti d'Appello e Cassazione. Ridurre la mole di cause civili attraverso una revisione della normativa sulla mediazione obbligatoria. Accelerare le decisioni dei processi civili attraverso ulteriori semplificazioni dei procedimenti e delle impugnazioni. Moltiplicare presidi e resistenze contro la corruzione, intervenendo su processi decisionali delle amministrazioni, integrità dei funzionari pubblici, trasparenza delle amministrazioni.

LAVORO E OCCUPAZIONE GIOVANILE

Introdurre un nuovo contratto a tempo indeterminato che assorba le attuali forme di contratto precario. Un contratto più flessibile, meno costoso e con maggiori tutele per i lavoratori in caso dilicenziamento. Attuare un piano straordinario per l'occupazione giovanile, che offra a ogni giovane entro quattro mesi dal termine del ciclo scolastico un servizio di orientamento scolastico e professionale e un'opportunità di apprendistato. Istituire un Fondo d'Opportunità per giovani meritevoli o svantaggiati sul quale maturare risorse durante gli anni della scuola, per facilitare l'accesso aopportunità di studio o di realizzazione professionale

FAMIGLIA E LAVORO FEMMINILE

Raddoppiare i posti negli asili nido: 30 mila nuovi posti ogni anno per cinque anni. Detassare selettivamente il lavoro femminile per incentivare domanda e offerta e portare il tasso di occupazione femminile al livello della media europea. Rafforzare il congedo di paternità per una più equa assunzione di responsabilità del lavoro di cura, all'interno della coppia. Welfare aziendale per incentivare le imprese a istituire asili aziendali o convenzioni con asili del territorio.Voucher per neo-genitori per l'acquistodi servizi di baby-sitting da spendere nella rete pubblica dei servizi perl'infanzia o nei servizi privati accreditati.

 Sviluppare servizi a persone anziane o disabili, organizzati e retribuiti a livello locale, attraverso la promozione di partenariati pubblico-privati, riconoscendoalla famiglia il diritto di esserne destinataria o prestatrice d'opera. Perfezionare l'indicatore della situazione economica equivalente per le famiglie (ISEE), trasformandolo in unostrumento in grado di valutare sia reddito che patrimonio. Superare i limiti del quoziente familiare, che scoraggia il lavoro del coniuge con reddito più basso spesso rappresentato dalla donna.

IMPRESE

Agevolare la costituzione di fondi di credito e private equity per consentire alle Pmi l'accesso a finanziamenti per investimenti di medio-lungo termine. Ampliare il mandato della Cassa Depositi e Prestiti e istituire reti di "business angels" per la nascita di nuove start-up. Creare una Export Bank per fornire risorse, servizi finanziari e assicurazione commerciale a imprese italiane esportatrici. Rafforzare il credito d'imposta per ricerca e innovazione di prodotto e di processo con stanziamenti per 470 milioni di euro nel 2013 e ulteriori 800 milioni di Euro nel 2014 da rinnovare nel corso della legislatura.

Introdurre due misure specifiche per dare impulso alle reti di impresa: l'estensione anche all'Irap dell'agevolazione fiscale di sospensione d'imposta degli utili d'esercizio destinati al fondo patrimoniale comune e l'introduzione di forme di deducibilità dall'Irap degli oneri associati all'utilizzo di forme di finanziamento innovative comuni alle reti come ad esempio i "bond di rete".

SCUOLA, UNIVERSITA' E CULTURA

Incrementare la spesa per istruzione e ricerca di 7.5 miliardi di euro durante l'arco della legislatura, seguendo questo percorso: 700 milioni nel 2013, 1 miliardo nel 2014, 1.7 miliardi nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e 2.1 miliardi nel 2017. Promuovere la reale autonomia alle scuole. Completare l'istituzione di un sistema di valutazione nazionale per migliorare la qualità di ogni scuola. Ammettere le scuole tra gli enti che possono beneficiare del 5 per mille. Potenziare l'istruzione tecnica e professionale.

Valorizzare il patrimonio culturale aprendo al terzo settore, semplificando l'assegnazione e rendendo deducibili i contributi per il mantenimento del patrimonio. Digitalizzare il patrimonio culturale e diffonderlo in rete. Ridurre l'Iva al 10% per le opere di restauro di beni culturali come già previsto per gli interventi di restauro e risanamento conservativo.

IMMIGRAZIONE

Introdurre lo Ius soli temperato per garantire la cittadinanza italiana alla nascita per i figli degli immigrati che sono in Italia da almeno cinque anni, o alla conclusione di un ciclo di studi per chi giunge nel Paese durante la minore età o è nato in Italia da immigrati da meno di cinque anni.

Mario Monti
(Foto: Reuters / )
Mario Monti
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