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Di Valentina Beli | 24.02.2013 11:32 CET

Il Centrosinistra era partito per vincere a mani basse. Poi la lenta quanto inaspettata risalita del Pdl, lo Tsunami di Grillo e le certezze che si dissolvono. Così, se la coalizione guidata da Bersani dovesse avere una maggioranza risicata al Senato, vale a dire un numero di senatori che oscillasse trai 158 e i 163, allora dovrebbe necessariamente cercare l'accordo con Monti.

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L'alleanza con il professore, a dire il vero, era già prevista. Ma solo su alcuni temi. Se gli scranni del Pd a Palazzo Madama scarseggiassero però, allora lo smacchiatore di giaguari sarebbe costretto a fare accordi con il professore per conservare un minimo di stabilità e li, visto la necessità e non la libera scelta, potrebbero sorgere non pochi problemi. Il Centro di Monti diverrebbe l'ago della bilancia e il potere contrattuale del Pd e della sua coalizione diminuirebbe sensibilmente.

Ma un iopotesi ancora peggiore sarebbe che il Pd, parlando sempre di Palazzo Madama, arrivasse a 150 seggi, portando a casa una vittoria mutilata. Risulterebbe infatti il primo partito ma non avrebbe i numeri per governare. In tal caso l'accordo con Monti non servirebbe semplicemente a dare stabilità, ma sarebbe necessario per mantenere in piedi la legislatura. Il centrosinistra inoltre dovrebbe augurarsi che Monti possa portare a casa almeno 20 seggi. Insomma, sotto la soglia dei 160 seggi per il Pd al Senato avrebbe vita dura.

Ma c'è anche chi parla di Elezioni atto I, ovvero chi insinua che il governo che si appresta ad insediarsi a Palazzo Chigi è destinato ad essere un governo lampo, e parla già di nuove elezioni tra sei mesi o poco più.

Quello che preme sottolineare, al di la dei pronostici, è l'importanza che gli italiani vadano a votare, sconfiggendo l'astensionismo e il disinteresse (del tutto comprtensibile) verso la politica. Tante le forze in campo del tutto nuove che potrebbero sparigliare le carte in tavola. Si teme, per via del maltempo, una scarsa affluenza alle urne. Ma foprse dopo molti anni la voglia di essere partecipi al cambiamento è più forte di qualunque nevicata.

Intanto va avanti anche la protesta degli studenti italiani all'estero che al grido di "io voto lo stesso" si sono organizzati per esprimere le proprie preferenze online. Ieri aperti seggi simbolici in 24 città straniere.

Intanto il Presidente uscente Monti è già andato a votare a Milano nel seggio della scuola elementare Novaro in piazza Sicilia accompagnato della moglie Elsa. Roberto Maroni ha votato nel seggio di Lozza, il paesino alle porte di Varese in cui risiede.

 

Italiani al voto
(Foto: Reuters / )
Oggi e domani l'Italia sceglierà la prossima classe politica
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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