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Di Alessandro Proietti | 25.02.2013 11:35 CET

Settimana di fuoco per la politica e l'economia italiana mai come ora legate tra loro. La sottile linea che le separa non è stata mai tanto labile quanto in questo frangente.

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Adesso "timore e speranza" sono i due sentimenti principi dei mercati. 'Timore' che le urne delineino la sostanziale assenza di una solida maggioranza.

Standard & Poor's ha già avvertito: l'Italia corre il forte rischio di non portare avanti le riforme necessarie volte al sostegno (ripristino?) della Crescita economica. La storica caratterizzazione di Governi "semi-deboli" è una scure che pende tagliente sulla testa della ripresa economica: i rischi per i profili di credito, afferma S&P's, sono legati più alla crescita e al suo sostegno che al mero rigore fiscale.

Tradotto: senza pronte e convinte riforme, oltre il rischio di nuove votazioni, si va incontro ad un possibile downgrade. Il calo dell'affluenza alle urne, per ora al 7.38%, fa poi temere che quella discreta fetta di 'indecisi' non abbia ancora ponderato la propria scelta e alimenta la fiammella dei timori.

Nonostante tutto, lo scenario non è (ancora) così catastrofico: le Borse sembrano aver reagito tiepidamente, per il momento, con un rialzo medio dello 0.7% (Ftse All-Share nella media a +0.70% alle 10:30 dopo un picco iniziale al +1%). Nell'ambito di Piazza Affari è ovviamente osservata speciale la Mediaset con il suo 'destino' borsistico strettamente legato a quello elettorale di Berlusconi: ancora ferme le acque con il titolo in sostanziale stasi.

Altro termometro di questi concitati momenti sarà, di certo, lo spread tra il Bund tedesco ed il BTp italiano. Sensibile alle tensioni politiche, il differenziale sembra anch'esso in attesa di news più marcate dalle urne: dopo la risalita iniziata il 21 febbaraio (passando da 274 a 293 punti base), lo spread si è assestato e giace ora sulla linea dei 285,94 bp.

Il maggior onere pagato dai BTp rispetto ai 'cugini' tedeschi assume una discreta importanza a fronte delle emissioni che avremo questa settimana: ad urne ancora aperte, oggi, il Tesoro italiano offrirà tra i 2.5 ed i 4.25 miliardi di euro in CTz e BTP€i (ancorati all'inflazione). Peserà, invece, il risultato delle elezioni sull'emissione di domani di quei 8.75 miliardi di euro in BoT (semestrali). Si passerà, quindi, all'emissione dei BTp (5 e 10 anni) di mercoledì: l'offerta prevista oscilla tra i 4.75 ed i 6.5 miliardi di euro.

Un occhio al futuro (non dimenticando il presente con gli exit poll) ed uno al passato: Maria Cannata, capo della Direzione per il debito pubblico del Tesoro, guarda al mese trascorso come complessivamente positivo. Per lo spread "[c'è stato] un po' di rimbalzo sulle tensioni pre-elettorali, ma niente più di tanto (...) sono le incertezze pre-elettorali a creare un po' di tensioni (...) [ma] su condizioni così ci sarebbe comunque da mettere la firma (...) [il] mese di gennaio [è stato] fantastico per costi di emissione".

Chiunque è alla ricerca di un segnale. Mai come ora l'attesa è trepidante: siamo tutti rivolti col naso all'insù scrutando quelle nuvole di cui narrava Aristofane.

 

 

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(Foto: Reuters / )
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