Nonostante la netta perdita in bilancio di 4,68 milioni per il 2011 del Monte dei Paschi, e la perdita del valore del titolo del 65% sempre per quell'anno, il direttore generale Antonio Vigni, fu il banchiere più pagato d'Italia con 5,4 milioni di euro, grazie anche alla buonuscita di 4 milioni di euro. Al 4 febbraio 2011 il monte dei Paschi risultava essere la quarta banca italiana nella classifica delle 15 banche a maggiore capitalizzazione tra quelle quotate sulla borsa. Il divario finanziario tra manager e cittadini sembra non essere mai cambiato da quando è cominciata l'attuale crisi. Mentre il mondo reale si impoverisce sempre di più, in modo inverso la classe dei super manager si arricchisce inevitabilmente e senza regolamentazioni specifiche.
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Tutto ciò non riguarda solo l'Italia, ifatti le retribuzioni dei top manager di banche e società finanziarie americane, secondo i dati della Sec pubblicati da Bloomberg sono addirittura aumentate del 20,4%, la busta-paga dei top manager delle 500 maggiori aziende è salita dell'11,46% a 10,5 milioni di dollari medi, alla faccia della crisi. Anche in Europa non si può certo dire che gli stipendi dei manager si sono ridimensionati, qualche esempio: Bob Diamond, numero uno dell'inglese Barclays, ha guadagnato nel 2011ben 20 milioni di dollari, ed ancora Alfredo Sàenz della spagnola Banco Santander ha intascato 16 milioni di dollari, aumentati anche i guadagni per Josef Ackermann, di Deutsche Bank, 9 milioni di dollari, il 5% in più rispetto all'anno precedente.
"Uil-Credito" ha calcolato che lo stipendio dei top manager bancari sia 85 volte più alto di quello dei dipendenti; tutto ciò non è giustificato neppure dal fatto che le performance delle stesse banche: in Italia nel 2011 l'utile netto degli istituti di credito si è ridotto complessivamente di 26,3 miliardi di euro. Mentre in Borsa le medesime banche hanno bruciato sempre in quell'anno il 45% del loro valore. Mentre il rischio di povertà in Italia è salito al 29,9% dal 26,3% del 2010.
Una buona notizia c'è, l'Unione europea intende porre dei limiti, mentre In Svizzera il 3 marzo sarà un referendum a decidere di limitare drasticamente i bonus dei top manager, dando più poteri alle assemblee degli azionisti in tema di remunerazioni.








