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Di Giovanni Tortoriello | 25.02.2013 13:27 CET

1,5 miliardi di euro buttati: è questa la cifra iperbolica sprecata dall'Italia dal 2001 ad oggi in studi, ricerche e progettazioni preliminari per grandi opere che non saranno mai realizzate. Lo afferma il nuovo studio di Legambiente che ripercorre la triste vicenda della Legge Obiettivo.

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Nel 2001 Silvio Berlusconi presentò a "Porta a Porta" il nuovo strumento creato per permettere all'Italia di superare il gap infrastrutturale che la separa dagli altri grandi Paesi europei disegnando sulla lavagna le grandi opere che il suo Governo avrebbe dovuto realizzare. Dodici anni dopo di quell'episodio rimane solo l'eco della propaganda: appena il 9% di quelle opere è stato realizzato (17 su 192). L'aspetto più grave di questa vicenda, però, non è il fallimento del progetto ma un'altra amara verità: ancora oggi si continua a sperperare soldi pubblici per opere che non vedranno mai la luce.

Secondo i dati ufficiali della Camera dei Deputati, la spesa per le 175 opere trasportistiche ancora da realizzare è di 304 miliardi di euro (cifra sottostimata). "Pur essendo del tutto evidente che risorse di questa entità non saranno reperibili persino in un arco di vent'anni - denuncia Legambiente - le opere non vengono fermate, tutte quante stanno procedendo, seppur lentamente, per arrivare fino alla progettazione esecutiva, in alcuni casi aprendo qualche cantiere e molto spesso firmando debiti e contratti che stanno creando debiti occulti di decine di miliardi di euro".

Una situazione paradossale di cui nessuno parla e a cui nessuno vuole porre un freno a causa della convergenza di interessi tra politica e lobby delle costruzioni. Così si ava avanti e, infatti, nel Decreto Sviluppo approvato a dicembre il Ministro delle Infrastrutture Corrado Passera ha inserito nuovi fondi per le grandi opere sotto forma di crediti di imposta fino al 50% del valore dell'opera a valere di IRES e IRAP. Soldi pubblici destinati ad opere per le quali "è accertata la non sostenibilità del piano economico finanziario".

"Se in questa campagna elettorale nessuno ha parlato di questo debito pubblico nascosto (per ora) dentro i bilanci dello Stato - ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini -, è perchè su quell'elenco di 192 opere c'è stato un vastissimo consenso trasversale. Se Berlusconi è stato l'inventore della Legge Obiettivo, infatti, con Di Pietro ministro delle Infrastrutture l'elenco è addirittura cresciuto e si è continuato a investire in nuove autostrade e in Alta Velocità. Neanche con il Governo dei Tecnici e Passera ministro delle Infrastrutture, è cambiato lo spartito".

Nonostante oggi il fallimento della Legge Obiettivo appaia evidente, nessuno ha il coraggio di dire basta. Come spesso accade in Italia, gli interessi delle lobby e delle banche, coincidenti con quelli della politica, vengono privilegiati rispetto alle necessità delle piccole e medie imprese.

"In concreto, quindi, a bloccare oggi le infrastrutture realmente utili sono le lobby delle costruzioni - aggiunge Zanchini - Complici tutti coloro che continuano a sostenere che sarebbero bloccate dalle sindromi nimby. Perchè quelle opere non si potranno mai realizzare per banali ragioni economiche, e perchè in larga parte quei progetti sono di qualità penosa, male studiati e devastanti rispetto al territorio. Quell'elenco, sbagliato nel numero di progetti e nelle priorità, va solo cancellato, e subito".

"In un Paese così in difficoltà, nel quale i sindaci non hanno i soldi per la manutenzione delle strade e delle scuole, questa scelta sarebbe certamente compresa e apprezzata dai cittadini che avrebbero anche il diritto di sapere cosa pensano gli schieramenti politici di questa situazione. È necessario ora andare a selezionare le opere realmente prioritarie, utili a risolvere i problemi del Paese, sicure nella loro fattibilità da un punto di vista tecnico, ambientale, economico. Opere piccole e medie che puntano finalmente alla riqualificazione e al potenziamento di infrastrutture viarie esistenti, per migliorare urgentemente la mobilità urbana rendendola efficiente (realizzando un piano nazionale per metropolitane e tram) nei collegamenti utilizzati ogni mattina da centinaia di migliaia di persone che ora non hanno speranza di vedere treni puntuali o moderni".   

LEGGI: Sul sito di Legambiente l'elenco delle opere inutili e dannose e delle vere priorità infrastrutturali

 

 

Overpass
(Foto: Flickr / Amaury Henderick)
Un'autostrada che porta verso il centro città
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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