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Di Redazione IBTimes Italia | 25.02.2013 17:17 CET

L'Italia aspetta con ansia il risultato delle urne, tra instant poll ed exit poll. Qualche dato però è già disponibili, non di chi siederà sugli scranni del Parlamento, ma di chi non ha più un lavoro. Il ministero del Welfare, ha infatti reso noto i numeri dei licenziamenti nel 2012. Nei soli primi mesi dello scorso anno sono stati registrati 640mila licenziamenti, con un aumento dell'11% sullo stesso periodo del 2011. Secondo il sistema della comunicazione obbligatoria del ministero nel periodo preso in esame, sono stati attivati 7,9 milioni di contratti a fronte di 7 milioni di rapporti lavorativi che sono cessati.

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Oltre mezzo milione, 640mila, licenziamenti che riguardano sia quelli individuali (per giustificato motivo oggettivo, soggettivo, giusta causa) che quelli collettivi.

Nei primi 9 mesi del 2012 sono diminuite le dimissioni a 1,1 milioni dai 1,22 milioni del 2011 (meno 8,7%). Allo stesso modo si è registrata un aumento dei contratti di assunzione "non stabili". Sono stati il 17,5% i contratti a tempo indeterminato, 430.912 su 2.462.314, con una riduzione rispetto al 2011 del 5,7%. Mentre il 67,1% sono stati a tempo determinato (1.652.765), meno 1,9%. I contratti di apprendistato sono stai 61.868. Diminuiscono le collaborazioni lavorative, che si fermano a 156.845, meno del 22,5% rispetto al terzo trimestre del 2011. Dati che purtroppo confermano come una delle questioni calde sul tavolo del nuovo esecutivo sarà proprio il lavoro.

 

 

Bufera Fornero: “Il lavoro non è un diritto”. Da ora in poi licenziamenti facili
(Foto: Reuters / Stringer)
Il ministro del Welfare Elsa Fornero
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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