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Di Roberto Cutonilli | 26.02.2013 22:53 CET

Inauguriamo una nuova serie di articoli dedicati a tutte quelle persone che almeno una volta nella vita hanno affermato: "ho avuto un'idea geniale", ma poi non hanno avuto il coraggio di metterla in pratica. Ci possono essere tante ragioni per abbandonare un'idea, a volte sagge a volte meno, ma quello che non è ammissibile è non essere a conoscenza delle tante opportunità, private e pubbliche, per farsi finanziare un'iniziativa economica. E' vero che non tutti siamo nati Steve Jobs, ma a molti manca anche una bussola per orientarsi nel complicato e burocratico mondo del fare (e questo è purtroppo tanto più vero per il mercato italiano). Noi vogliamo offrire spunti per suscitare in questi nuovi capitani coraggiosi la curiosità e lo stimolo per valutare se una passione possa essere trasformata in lavoro. Iniziamo col vedere se l'idea che abbiamo in mente possa essere realizzata tramite la recentissima figura della startup innovativa. Dietro questo termine si nascondono grandi vantaggi fiscali, nuove possibilità di emissione di strumenti finanziari, nuove opportunità di reperire capitale di rischio.

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Il Decreto Legge 18 Ottobre 2012, n. 179, più noto con il nome Decreto crescita 2.0, è stato pubblicato nel supplemento ordinario n. 194/L della Gazzetta Ufficiale 19 Ottobre 2012, n. 245, e convertito con la legge del 17 dicembre 2012, n. 221, dal titolo: "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese".

La parte normativa che interessa questo articolo è la Sezione IX, "Misure per la nascita e lo sviluppo di imprese Start-up innovative", dagli artt. 25 a 32.

All'art. 25 la prima definizione fondamentale che effettua il Decreto: quella di startup innovativa.

In particolare, il Decreto considera una startup innovativa quando:

  • abbia la forma giuridica di società di capitali o sia costituita in forma cooperativa di diritto italiano, ovvero sia anche una società europea purché residente in Italia;
  • le azioni o le quote che rappresentano il capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentare o comunque negoziate su un sistema multilaterale;
  • la maggioranza delle quote che rappresentano il capitale sociale è detenuto dai soci persone fisiche, dal momento della costituzione e per non meno di 24 mesi. Gli stessi soci persone fisiche hanno in assemblea la maggioranza dei diritti di voto;
  • a partire dalla data di entrata in vigore decreto, è stata costituita e svolge la propria attività da non più di 48 mesi;
  • la sede principale dei propri interessi e affari è in Italia;
  • il totale della produzione annua, dal secondo anno della costituzione coì come risulta da bilancio approvato, non deve essere superiore a 5 milione di euro;
  • non distribuisce, e non ha distribuito, utili;
  • il suo oggetto sociale deve essere prevalentemente costituito dallo sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • è una società di nuova costituzione quindi non deriva da una fusione, scissione o cessione di ramo d'azienda;

Inoltre per essere considerata innovativa, la startup deve possedere almeno uno tra tali ulteriori requisiti:

  • tutte le spese in ricerca e sviluppo devono essere al minimo equivalenti al 20% del maggiore tra il costo ed il valore totale della produzione. Nel novero di tali spese però non sono incluse quelle relative all'acquisto o alla locazione di immobili, mentre vi sono ricomprese quelle relative alle fasi precompetitive e competitive, come sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, spese per servizi di incubazione purché forniti da incubatori certificati, i costi del personale interno e consulenti esterni impiegati in attività di ricerca e sviluppo, anche relativi ai soci ed amministratori. Vi sono ricomprese anche le spese legali relative alla protezione della proprietà intellettuale, dei termini o licenze d'uso.
  • un terzo tra tutti i dipendenti o collaboratori possiede un dottorato di ricerca presso un'Università italiana o straniera o comunque abbia svolto per almeno tre anni attività di ricerca certificata presso Istituti di ricerca italiani o stranieri, sia pubblici che privati;
  • sia titolare o depositaria o licenziataria di una privativa industriale relativa ad invenzioni nel campo industriale, della biotecnologia, dei semiconduttori, o della botanica;

La società neocostituita potrà beneficiare della nuova normativa più favorevole per i successivi quattro anni.

Le startup innovative dovranno inoltre essere iscritti su di un'apposita sezione del Registro delle imprese tenuto dalle Camere di Commercio, pena l'esclusione dai benefici loro riservati dalla normativa.

Per concludere, probabilmente meglio avrebbe fatto il legislatore se non avesse riservato le agevolazioni alla specifica figura della startup innovativa ma si fosse limitato a dare un impulso a qualsiasi nuova iniziativa economica privata, senza complicare troppo le cose. Tuttavia, seppur in tale versione limitata, questa è una grandissima possibilità da cogliere per chi ne ha i requisiti e non crediate che sia poi così difficile rientrare nella normativa.

Una cosa è sicura, è venuto il momento per essere coraggiosi! Nel prossimo articolo, in dettaglio, i numerosi vantaggi che offre la costituzione di una startup innovativa.

Lasciate un commento e fateci sapere se avete mai pensato di mettere in piedi un'idea o se l'avete fatto. Chi ha esperienza potrà condividerla con gli altri e chi non ce l'ha, cercare risposte ai propri dubbi. 

 

 

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(Foto: Flickr / Thomas Hawk)
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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