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Di Claudio Forleo | 10.06.2013 14:41 CEST

"Nei processi è consigliabile far passare il più tempo possibile, perchè il tempo è galantuomo. E magari, nel frattempo, muore il pm o il giudice o un testimone". Questa splendida lezione sul rispetto per le istituzioni è di Marcello Dell'Utri, datata novembre 2002.

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Dopo le precedenti puntate della cronistoria (leggi prima e seconda parte) siamo giunti al 1990. Il crollo della Prima Repubblica si avvicina, così come la stagione delle stragi, anticipata dall'esplosione di Tangentopoli. Come ogni grande gruppo italiano dell'epoca, anche Fininvest vede il proprio referente politico- istituzionale (Bettino Craxi) travolto dallo scandalo corruzione.

Un anno prima che il pool di Mani Pulite scopra il vaso di Pandora del sistema tangenti, Vittorio Mangano esce di prigione. Ha scontato 11 anni di carcere, non ha detto una parola e ha fatto carriera: è diventato il capomandamento di Porta Nuova.

IL PROCESSO PER TENTATA ESTORSIONE E I RAPPORTI CON IL CAPOMAFIA DI TRAPANI

Risale ai primi mesi del 1992 un'altra vicenda che vedrà Marcello Dell'Utri finire sotto processo per tentata estorsione. Avrebbe chiesto a Vincenzo Virga, boss di Trapani (oggi condannato all'ergastolo), di riscuotere a suo nome un presunto credito dovutogli dal medico Vincenzo Garaffa, all'epoca presidente della Pallacanestro Trapani. Garraffa  aveva ottenuto una "sponsorizzazione di circa un miliardo e mezzo di lire dalla società Birra Messina (gruppo Dreher), grazie alla mediazione di Pubblitalia, la concessionaria di pubblicità guidata da Dell'Utri".

Secondo le accuse mosse da Garaffa, Dell'Utri avrebbe preteso il 'rientro' (in nero) di circa metà della somma. Alla sua porta bussa Virga che, in base a quanto dichiarato dal medico, dopo il no opposto da Garaffa gli risponde così: "Abbiamo uomini e mezzi che la possono convincere a cambiare opinione".

Dell'Utri viene condannato in primo e secondo grado, la Cassazione annulla la sentenza e ordina un nuovo processo d'Appello. La Corte di Milano derubrica l'accusa da estorsione a minaccia, e dichiara il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Ma la Suprema Corte annulla una seconda volta la sentenza d'Appello: si tratta di estorsione, non  di minaccia. Terzo processo in Appello e assoluzione per Dell'Utri, confermata dalla Cassazione.

Ma i giudici ritengono provati i rapporti tra Dell'Utri e quello che era all'epoca il capomafia di Trapani, oggi detenuto al 41bis e sotto processo per l'omicidio di Mauro Rostagno. Nella sentenza di assoluzione si stabilisce che manca la prova dell'estorsione, ma si sottolinea che Dell'Utri  "ha mobilitato due mafiosi del calibro di Vincenzo Virga e Michele Buffa per convincere Garraffa a rispettare l'impegno".

"SILVIO NON CAPISCE...SE DOVESSI APRIRE BOCCA IO..."

"Nel maggio-giugno 1992 sono stato contattato da Marcello Dell'Utri perché lo stesso voleva coinvolgermi in un progetto da lui caldeggiato. In particolare Dell'Utri sosteneva la necessità che, di fronte al crollo degli ordinari referenti politici del gruppo Fininvest, il gruppo stesso 'entrasse in politica' per evitare che un'affermazione delle sinistre potesse portare prima a un ostracismo e poi a gravi difficoltà per il gruppo Berlusconi". Lo spiega Ezio Cartotto, già consulente della Dc negli anni Settanta e Ottanta, al pm di Palermo Nico Gozzo nel 1997.

Allo stesso pm Cartotto riferisce qualcosa in più: "Berlusconi temeva che entrando in politica potessero essergli rivolte accuse di contiguità con l'associazione mafiosa. Del problema in questione si riparlò nel marzo 1994, successivamente all'attacco giornalistico a Dell'Utri...Ricordo che il Berlusconi mise sotto accusa Dell'Utri specificando che nei sondaggi Forza Italia stava scendendo proprio per questo problema dei suoi rapporti con la mafia. Ricordo la reazione di Dell'Utri...mi disse testualmente: 'Silvio non capisce che deve ringraziarmi perchè se dovessi aprire bocca io...".

Che un progetto politico a guida Berlusconi sia in cantiere lo scrive anche Giovanni Valentini di Repubblica  nel novembre del 1992: "Adesso che la crisi politica è arrivata al fondo, il potere di Berlusconi si è ulteriormente dilatato, diventa attuale il rischio che Sua Eccellenza riesca a convogliare il consenso attraverso i canali della comunicazione di massa".

Alla discesa in campo 'ufficiale' del Cavaliere mancano 14 mesi.

Nel dicembre 2002 Pino Lipari, consigliere economico di Bernardo Provenzano, racconta alla Procura di Palermo della 'situazione' in Cosa Nostra nei primi mesi del 1993: "Dopo l'arresto di Riina (gennaio 1993, ndr), Provenzano ha voluto cercare una trattativa verso la nuova attività politica...Stavolta non cercava posti di lavoro, o concessioni,  ora cercava interventi legislativi...il primo soggetto individuato da contattare fu Marcello Dell'Utri".

"Io vendo Riina, loro mi arrestano, e chi mi sostituisce , chi continua a dialogare con Provenzano e poi va alla fase della nascita del nuovo partito, è Dell'Utri". Parole di don Vito Ciancimino, riportate dal figlio Massimo

4 APRILE 1993, "LA DECISIONE E' PRESA"

4 aprile 1993: Berlusconi incontra Craxi (presente Cartotto) e gli annuncia che "la decisione è presa". Il Cavaliere prepara lo sbarco in politica: programma una serie di incontri e riunioni per spiegare ai vertici delle sue aziende la necessità della discesa in campo. Gianni Letta, Fedele Confalonieri, Maurizio Costanzo ed Enrico Mentana esprimono chi dubbi, chi aperta contrarietà al progetto.

Maggio-Luglio: bombe a Roma (contro Maurizio Costanzo, che ne esce illeso), Firenze (cinque vittime), Milano (altre cinque vittime) e ancora Roma. Cosa Nostra pensa ad un'altra strage, una vera e propria carneificina: obiettivo il servizio d'ordine dello stadio Olimpico di Roma. I Corleonesi vorrebbero 'punire' i Carabinieri per "aver fatto il bidone", con riferimento al Ros di Mori e De Donno, i primi a contattare Vito Ciancimino. Lo scrive Lirio Abbate su L'Espresso del 21 ottobre 2009.

Luglio: Berlusconi dichiara in un'intervista a Repubblica di non avere "nessuna intenzione di fondare un partito". A fine mese il marchio di Forza Italia viene registrato davanti ad un notaio di Milano.

Nel frattempo, lontano da occhi indiscreti, si consuma il 'dialogo' che porterà nel giro di alcuni mesi al ritiro di 474 provvedimenti al 41bis (leggi qui), il regime di carcere duro esteso con decreto del giugno 1992 anche ai mafiosi.  Settembre 1993, convention di Pubblitalia, Berlusconi: "Mi piacerebbe fondare un partito, sapremmo trasformare l'Italia in una azienda in attivo". Un mese più tardi in un'intervista a Epoca (di sua proprietà) sostiene che non "fonderà un partito".  Ma su tutti i principali quotidiani si dà per certa la discesa in campo del Cavaliere.

Novembre 1993, due incontri (segnate sulle agende di Dell'Utri) tra il braccio destro di Berlusconi e Vittorio Mangano, uscito dal carcere due anni prima.

"Provenzano ci disse che potevamo fidarci, che eravamo in buone mani". Il pentito Nino Giuffrè, luogotenente del boss arrestato nel 2002, racconta ai magistrati cosa si diceva in seno alla Cupola sul finire del 1993: "Perché se noi continuavamo a fare attentati... a spargere sempre violenza, a fare azioni eclatanti, i riflettori delle forze dell'ordine e dell'opinione pubblica era sempre a controllare, a guardare, a giudicare a noi e le persone che ci dovevano aiutare... Per cui era importantissimo, se non vitale, che Cosa nostra intraprendesse un periodo di quiete, di tranquillità, in modo che non destasse attenzione nell'opinione pubblica né alle forze dell'ordine e della magistratura in modo particolare".

Gennaio 1994, Gaspare Spatuzza incontra al bar Doney di Roma il boss Giuseppe Graviano, capomandamento del Brancaccio, responsabile delle stragi del 1993."Quello che abbiamo ottenuto era tutto quello che volevamo. E questo grazie alla serietà di Berlusconi e Dell'Utri" avrebbe detto il boss a Spatuzza.

L'attentato all'Olimpico è in programma per il 23 gennaio: il primo tentativo va a vuoto per il mancato funzionamento dell'innesco, il secondo non avverrà mai anche perchè il 27 gennaio Giuseppe e Filippo Graviano vengono arrestati a Milano. Il giorno prima Berlusconi aveva annunciato la sua "discesa in campo". Alle elezioni Politiche del marzo 1994 Forza Italia supererà ampiamente il 30% dei consensi in entrambe le circoscrizioni Sicilia per la Camera dei Deputati: unica regione in Italia.

IL FALSO PENTITO CHIOFALO

Nel maggio 1995 Dell'Utri, che non si è candidato alle Politiche dell'anno prima, viene arrestato con l'accusa di aver inquinato le prove sull'inchiesta dei fondi neri a Pubblitalia. Nel 1996 viene eletto alla Camera dei Deputati, l'anno dopo inizia il processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Il 31 dicembre 1998 viene filmato dalla Direzione Investigativa Antimafia mentre incontra il collaboratore di giustizia Pino Chiofalo. Si vede Dell'Utri che consegna dei 'regali' al pentito che viene successivamente  arrestato e confessa: avrebbe dovuto screditare i pentiti che accusano Dell'Utri di contiguità con la mafia. Il gip di Palermo emette un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Dell'Utri. Ma l'Aula di Montecitorio  (governo di centrosinistra) nega l'autorizzazione.

EUROPEE 1999, I BOSS E IL VOTO A DELL'UTRI

22 maggio 1999: Carmelo Amato, stretto collaboratore di Bernardo Provenzano, viene intercettato tramite microspia :"Ora a questo si deve portare in Europa: Dell'Utri. Sì, qua già si stanno preparando i cristiani (mafiosi)" dice. Il deputato di Forza Italia infatti si è candidato alle Elezioni Europee.

 13 maggio 2001, altra intercettazione ambientale, stavolta nella casa del boss Giuseppe Guttadauro, capomandamento del  Brancaccio dopo l'arresto dei fratelli Graviano. "Con Dell'Utri bisogna parlare...alle elezioni del '99 ha preso degli impegni, e poi non s'è fatto più vedere" spiega il boss.

ANCHE LA 'NDRANGHETA, L'INCONTRO CON IL CUGINO DEL BOSS PIROMALLI

Scrive il giornalista Mario Portanova in Dell'Utri, storia di un impresentabile del 20 gennaio 2013: "Mentre è già sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, tra il 2007 e il 2008 Dell'Utri si sente più volte al telefono con Aldo Micciché, consigliere della cosca Piromalli di Gioia Tauro, una delle più potenti della 'ndrangheta. Micciché, ex politico democristiano, è da tempo latitante in Venezuela. I due parlano di affari petroliferi e di 41bis, la bestia nera dei boss mafiosi. I contatti sfociano in un incontro tra Dell'Utri e il giovane Gioacchino Arcidiaco, cugino del capomafia Antonio Piromalli, accertato dagli investigatori il 3 dicembre 2007 nell'ufficio di via Senato 12 a Milano. Impossibile sapere che cosa i due si siano detti, ma così Micciché, sempre intercettato, aveva istruito il giovane Arcidiaco: 'Spiegagli chi siamo, che cosa rappresentiamo per la Calabria... la Piana è Cosa nostra, facci capisciri. Vai a parlare con Marcello Dell'Utri, parliamoci chiaro, significa l'anticamera di Berlusconi... forza!'. Aldo Miccichè sarà arrestato a Caracas il 23 luglio 2012".

BERLUSCONI E IL BONIFICO DA 15 MILIONI DI EURO

Il 9 marzo 2012 la Cassazione annulla con rinvio la prima sentenza d'Appello a carico di Dell'Utri (sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, poi confermati dal secondo processo d'Appello il 25 marzo 2013).

Se la Cassazione avesse confermato la sentenza di secondo grado, per Marcello Dell'Utri si sarebbero aperte le porte del carcere, trattandosi di una condanna definitiva. 24 ore prima della sentenza, Silvio Berlusconi fa un bonifico di 15 milioni di euro per un conto intestato a Miranda Anna Ratti, moglie di Marcello Dell'Utri. Perchè? Sarebbe un acconto per l'acquisto di una villa sul lago di Como. 11 di quei 15 milioni vengono subito girati su un conto di una banca a Santo Domingo. 

Dove si trovava Dell'Utri l'8 marzo 2012? Non è mai stato appurato con certezza, ma di sicuro l'allora senatore del Pdl era all'estero: ai giornalisti che in quelle ore provarono a contattatarlo al cellulare (spento) rispondeva una voce registrata di una operatrice telefonica. In spagnolo.

Quando lo scorso 25 marzo Dell'Utri è stato nuovamente condannato in Appello, la Procura Generale ha chiesto il suo arresto per "pericolo di fuga". La Corte d'Appello di Palermo ha respinto la richiesta.

 

PROSSIMA PUNTATA DELLO SPECIALE: Calogero Mannino, il primo imput alla trattativa, online martedì 18 GIUGNO.

LEGGI LE PRECEDENTI:

Marcello Dell'Utri, da Arcore alla nascita di Forza Italia (1a parte)

Marcello Dell'Utri, da Arcore alla nascita di Forza Italia (2a parte)

La mancata cattura di Bernardo Provenzano

Le stragi del 1993, la seconda trattativa (1a parte)

Le stragi del 1993, la seconda trattativa (2a parte)

Il Papello, le richieste di Cosa Nostra allo Stato

L'arresto e la mancata perquisizione del covo di Riina

Borsellino, l'Agenda Rossa e il depistaggio su via d'Amelio (prima parte)

Il depistaggio (seconda parte)

I 57 giorni di Paolo Borsellino

Da Lima a via d'Amelio, inizia la prima trattativa

Quando tutto ebbe inizio: il maxiprocesso e i veleni sul pool antimafia

 

Il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri
(Foto: Reuters / Alessandro Bianchi)
Una immagine di archivio di Marcello Dell'Utri
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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