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Di Claudio Forleo | 03.07.2013 15:42 CEST

"L'istituzione di una Commissione d'inchiesta insieme anti-mafia e anti-terrorismo su quella stagione sarebbe la formula giusta per affrontare le questioni di quegli anni. Potrebbe studiare quali sono le convergenze tra organizzazioni di stampo mafioso ed eversivo". 

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Il Giudice per le Udienze Preliminari di Palermo Piergiorgio Morosini lo ha dichiarato lo scorso marzo a Radio24, pochi giorni dopo aver firmato il decreto di rinvio a giudizio per tutti gli imputati del processo sulla trattativa Stato-mafia: "Nel perseguimento di questo progetto Cosa nostra sarebbe alleata con consorterie di 'diversa estrazione', non solo di matrice mafiosa (in particolare sul versante catanese, calabrese e messinese). E nelle intese per dare forma a tale progetto sarebbero coinvolti "uomini cerniera" tra crimine organizzato, eversione nera, ambienti deviati dei servizi di sicurezza e della massoneria, quali ad esempio Ciancimino Vito" scrive il Gup nel decreto.

LA RELAZIONE DELLA DIA (AGOSTO 1993) FIRMATA GIANNI DE GENNARO: "CAMPAGNA TERRORISTICA NON E' FRUTTO DI UNA MENTE CRIMINALE COMUNE"

Già nell'agosto 1993, a due settimane di distanza dalle bombe di Milano e Roma, il futuro capo della Polizia Gianni De Gennaro firmava di suo pugno una sconcertante relazione della Dia (Direzione Investigativa Antimafia di cui era direttore) a proposito della strategia terroristica iniziata l'anno prima: si dipinge lo scenario di un "pactum sceleris" stretto dalla mafia con centri di potere politici occulti e illegali, allo scopo di portare avanti un "progetto per intimidire lo Stato", "condizionare il rinnovamento politico e istituzionale del nostro Paese", disposto a "un'offensiva finale con l'uso di armi pesanti con numerose vittime innocenti, sabotaggio e vie di comunicazione, attentati ai Tribunali e altri uffici".

Ma nella sua analisi De Gennaro va oltre, mettendo l'accento sulla strage di via d'Amelio, appena 57 giorni dopo un altro attentato terroristico-mafioso, quello di Capaci: "L'omicidio di Borsellino tradiva l'intenzione dei mandanti di perseguire obiettivi che andavano ben al di là degli interessi esclusivi di Cosa Nostra....Stava maturando, all'interno di Cosa Nostra e degli altri poteri a essa collegati, una vera e propria scelta stragista dai contorni indefiniti, ma chiaramente proiettata verso uno scontro frontale e violento con le Istituzioni... un pericoloso riarmo di Cosa Nostra, con una crescente disponibilità di armamento pesante e di ingenti quantitativi di esplosivo in parte dai Paesi dell'Est, con l'accumulo di ordigni di guerra in Calabria, preventivando l'inizio di una serie di attentati contro aerei e strutture aeroportuali e azioni criminali di devastante portata".

Anche il resto della relazione mette i brividi, per il momento in cui viene scritta e perchè fa fare all'Italia un salto indietro, agli anni di piombo. "La stagione delle bombe ha lo scopo evidente di far cadere il consenso sociale verso l'azione repressiva dello Stato contro la mafia e indurre l'opinione pubblica a ritenere troppo elevato, in termini di rischio di vite umane, il contrasto alla criminalità organizzata...Significativo precedente in Colombia dove le continue stragi costrinsero lo Stato a trattare e il Governo a modificare la legge che consentiva l'estradizione dei trafficanti in Usa....Le sottili valutazioni sugli effetti di una campagna terroristica e lo sfruttamento del conseguente condizionamento psicologico non appaiono semplice frutto della mente di un criminale comune: si riconosce in queste operazioni di analisi e di valutazione una dimestichezza con le dinamiche del terrorismo e con i meccanismi della comunicazione di massa nonché una capacità di sondare gli ambienti politici e di interpretarne i segnali".

L'INCHIESTA SISTEMI CRIMINALI

L'indagine viene condotta dall'allora procuratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato assieme ai sostituti Antonio Ingroia, Guido Lo Forte e Nico Gozzo. L'ipotesi investigativa è che dal 1991 al 1993 Cosa Nostra, la massoneria deviata, la 'ndrangheta e l'estrema destra avrebbero portato avanti un progetto separatista, al fine di creare una sorta di Stato del Sud, poi interrotto dalla nascita di Forza Italia, verso cui sarebbe stato indirizzato l'appoggio elettorale di questo 'grumo di potere'. 

L'indagine si concluse con l'archiviazione di tutti gli indagati: Licio Gelli, Stefano Menicacci, Stefano Delle Chiaie, Rosario Cattafi, Filippo Battaglia, Salvatore Riina, Giuseppe e Filippo Graviano, Nitto Santapaola, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Giovanni Di Stefano, Paolo Romeo e Giuseppe Mandalari. Nell'inchiesta verranno citati anche i leghisti Umberto Bossi, Roberto Maroni e Gianfranco Miglio, l'onnipresente Marcello Dell'Utri, oltre a Francesco Cossiga e Giulio Andreotti.

JOINT VENTURE 'NDRANGHETA - COSA NOSTRA

Le ipotesi investigative portate avanti da Palermo vengono riprese dalla Procura di Reggio Calabria, che indaga sull'attivismo in quel periodo della 'ndrangheta reggina, passando per una data: 9 agosto 1991. E' il giorno in cui il giudice Antonino Scopelliti, che avrebbe dovuto sostenere l'accusa del maxiprocesso nell'ultimo grado di giudizio (la Cassazione) viene ucciso in Calabria. Un favore della 'ndrangheta a Cosa Nostra, per l'interessamento diretto di Riina nel mettere fine alla seconda guerra di 'ndrangheta iniziata nel 1985, secondo le dichiarazioni rilasciate dal pentito Nino Fiume, cognato del boss Giuseppe De Stefano.

Fiume è solo uno dei collaboratori di giustizia che raccontano dei rapporti stretti fra i clan siculo-calabresi, dei numerosi viaggi di Riina oltre lo Stretto per "pianificare la strategia della tensione" con le famiglie della provincia di Reggio, mentre si sostengono i gruppi indipendentisti che nascono in quel periodo in tutto il Mezzogiorno. Con il benestare della massoneria deviata che in Calabria fa da tempo coppia con i più importanti boss (negli anni Settanta la criminalità organizzata calabrese si dota di un nuovo grado: la Santa, una "zona d'elite" grazie alla quale i clan calabresi fanno il salto di qualità, facendo dimenticare la "mafia stracciona", come veniva descritta fino ad allora la 'ndrangheta).  

Spiegherà ai magistrati il pentito Tullio Cannella, molto vicino a Leoluca Bagarella e ai fratelli Graviano, incaricato di portare avanti il progetto di Sicilia Libera nel 1993, anche dopo l'arresto di Riina. "Vito Ciancimino mi disse che a questo progetto aveva collaborato fortemente la 'ndrangheta calabrese. Specificò al riguardo: 'Devi sapere che la vera massoneria è in Calabria e che in Calabria hanno appoggi a livello di servizi segreti'. Queste dichiarazioni di Ciancimino mi fecero comprendere meglio perché si era tenuta a Lamezia Terme la riunione alla quale partecipai personalmente, tra esponenti di Sicilia Libera e di altri movimenti leghisti o separatisti meridionali, riunione alla quale erano presenti anche diversi esponenti della Lega nord".

LA FALANGE ARMATA E GLI "UOMINI CERNIERA": CIANCIMINO, BELLINI E CATTAFI

Scrive il Gup Morosini nel decreto di rinvio a giudizio sul procedimento trattativa Stato-mafia: "Dall'esame delle fonti indicate si ricavano elementi a sostegno di una ipotesi di esistenza di un progetto eversivo dell'ordine costituzionale, da perseguire attraverso una serie di attentati aventi per obiettivo vittime innocenti e alte cariche dello Stato, rivendicati dalla Falange Armata e compiuti con l'utilizzo di materiale bellico proveniente dai paesi dell'est dell'Europa".

Si citano varie testimonianze di collaboratori di giustizia sulla riunione dei vertici della Cupola, tenutasi a Enna nel dicembre 1991. Testimonianze che riportano la volontà di Riina di portare avanti una strategia stragista, in vista di una conferma delle condanne in Cassazione del maxiprocesso di cui aveva 'sentore', e che inizierà poche settimane più tardi (30 gennaio '92). Si parla di 'obiettivi concordati' per attentati che sarebbero dovuti essere rivendicati dalla sigla Falange Armata.

Così sarà: gli omicidi (compreso quello del maresciallo Guazzelli, vicino a Calogero Mannino) e le stragi del 1992-1993 saranno tutti rivendicati dalla Falange Armata.

Tre uomini-cerniera avrebbero dovuto 'aiutare' Cosa Nostra nel suo piano: "Pur trattandosi di soggetti con 'carriere criminali' diverse e di differente  estrazione delinquenziale, sociale e territoriale - scrive Morosini - si tratta di tre personaggi di 'caratura criminale trasversale', ossia di uomini a contatto non solo con l'organizzazione mafiosa ma anche con sodalizi collegati ai servizi di sicurezza, a logge massoniche e alla eversione di destra: Ciancimino Vito, Bellini Paolo, Cattafi Rosario Pio".

Di don Vito abbiamo già parlato (leggi): personaggio che il figlio Massimo descrive come avente un ruolo nei casi Ustica e Moro. Paolo Bellini è un ex militante di Avanguardia Nazionale (movimento di estrema destra fondato da Stefano Delle Chiaie), omicida, collaboratore di giustizia dal 1999,  nel 1993 avrebbe contattato Nino Gioè (uno degli esecutori di Capaci) allo scopo di "recuperare per lo Stato alcune opere d'arte rubate, in cambio del trasferimento di alcuni boss mafiosi". Gioè si suiciderà in carcere pochi mesi dopo, lasciando una lettera in cui avanza l'ipotesi che Bellini fosse un agente dei servizi segreti.

Rosario Pio Cattafi oggi è detenuto al 41bis. Avvocato, militante di Ordine Nuovo (altro movimento di estrema destra), considerato da svariati pentiti vicino alla massoneria di Messina e ai servizi segreti, indicato come boss di Barcellona Pozzo di Gotto. E' a casa sua che viene ritrovata la falsa rivendicazione delle Brigate Rosse sull'omicidio del Procuratore di Torino Bruno Caccia (giugno 1983), per cui venne condannato all'ergastolo come mandante il boss della 'ndrangheta Domenico Belfiore.

Lo stesso Cattafi nel dicembre 2012 depone nel processo al generale dei carabinieri Mario Mori, accusato di favoreggiamento a Cosa Nostra e racconta di una presunta richiesta fattagli dall'ex numero 2 del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) Francesco Di Maggio nel 1993: 'agganciare' Nitto Santapaola, boss di Catania, tramite l'avvocato Cuscunà: "Prometti qualunque cosa all'avvocato, digli che sono disposto a tutto per fermare le stragi" le presunte parole pronunciate da Di Maggio (deceduto nel 1996).

ELIO CIOLINI, LA LETTERA DEL 4 MARZO 1992

In questa trama si inserisce un'altra storia. Il 4 marzo 1992, una settimana prima dell'omicidio Lima, viene recapitata in Procura a Bologna una lettera firmata da Elio Ciolini. Nel suo 'curriculum' c'è di tutto: depistatore della strage alla stazione di Bologna (agosto 1980), costantemente in bilico tra estremismo nero, logge massoniche e servizi (viene citato anche nell'inchiesta Sistemi Criminali), passato alla storia come un 'pataccaro' e arrestato nel settembre 2012 in Romania.

Nella lettera indirizzata in Procura scrive di una "nuova strategia della tensione, periodo marzo-luglio 1992", decisa a Zagabria nel settembre 1991 allo scopo di dare "un nuovo assetto" alla destra europea e un "nuovo ordine" in Italia. Si parla anche di eventuali omicidi di "esponenti Pc, Dci, Psi" e del futuro Presidente della Repubblica.

Una lettera sorprendentemente simile, presunta riunione in Croazia a parte, alla nota del capo della Polizia Vincenzo Parisi inviata al ministro dell'Interno Vincenzo Scotti (leggi) solo 12 giorni più tardi, 96 ore dopo l'omicidio Lima, in cui si scrive di "campagna terroristica", del periodo "marzo-luglio", di omicidi di "esponenti Dc, Psi et Pds" nonchè "sequestro et omicidio" futuro Presidente della Repubblica.

 

PROSSIMA PUNTATA: Da Mancino a Violante, passando per Grasso: gli 'Smemorati', online il 7 luglio.

 

LEGGI LE PRECEDENTI:

Marcello Dell'Utri, da Arcore alla nascita di Forza Italia (1a parte)

Marcello Dell'Utri, da Arcore alla nascita di Forza Italia (2a parte)

Marcello Dell'Utri, da Arcore alla nascita di Forza Italia (3a e ultima parte)

La mancata cattura di Bernardo Provenzano

Il Ros sotto accusa: Antonio Subranni e Mario Mori

Calogero Mannino, è lui l'ispiratore della trattativa? 

Le stragi del 1993, la seconda trattativa (1a parte)

Le stragi del 1993, la seconda trattativa (2a parte)

Il Papello, le richieste di Cosa Nostra allo Stato

Il contro-papello di Vito Ciancimino

L'arresto e la mancata perquisizione del covo di Riina

Borsellino, l'Agenda Rossa e il depistaggio su via d'Amelio (prima parte)

Il depistaggio (seconda parte)

I 57 giorni di Paolo Borsellino

Da Lima a via d'Amelio, inizia la prima trattativa

Prima della trattativa: Addaura, il fallito attentato a Giovanni Falcone

Quando tutto ebbe inizio: il maxiprocesso e i veleni sul pool antimafia

 

Agende Rosse
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