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Di Alessandro Proietti | 17.07.2013 08:45 CEST

Nere nubi si addensano sopra il cielo portoghese: la crisi economica non sembra affatto passata e i recenti dubbi sulla solidità dell'esecutivo hanno ridestato una certa preoccupazione in tutti gli operatori europei. Oltre al problema strettamente legato al governo, in quel di Lisbona c'è una profonda preoccupazione per un altro dato emerso: i tassi di interesse sui titoli di Stato decennali sono schizzati oltre i sette punti percentuali. Ne deriva - in prima battuta - un aspetto ormai palese: il superamento del 7% ha fatto scattare l'allarme, il debito pubblico portoghese non è più sostenibile.

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Per il povero Portogallo si preannuncia un anno difficile: il valico della soglia del 7% è stato il quid che ha costretto alla richiesta di aiuti la martoriata Grecia. A conti fatti, Bank of America - Merrill Lynch ha già aperto le scommesse sulla plausibile (necessaria) ristrutturazione del debito portoghese: una prima stima parla di un 35% di probabilità. Rischi differenziati, però, minacciano la stabilità del Paese: sempre secondo la banca d'affari americana, la paventata ristrutturazione potrebbe essere di natura 'soft' o decisamente più 'traumatica'. Tra tutti gli scenari possibili quello meno 'doloroso' sarebbe rappresentato dal semplice riscadenziamento dei bond: casistica possibile al 15% secondo BofA. Il caso complementare, che porterebbe al netto taglio del valore nominale, invece, avrebbe una probabilità su cinque di realizzarsi.

Resta un solo punto fermo, secondo gli analisti della banca: "Solo l'adozione di nuove misure per migliorare lo stato dei conti pubblici e una revisione 'molto positiva' da parte della Troika dei creditori internazionali, a settembre, potrebbe riaprire a Lisbona l'accesso ai mercati nel 2014".

Ecco, allora, che la componente politica della 'vicenda portoghese' assume un ruolo chiave: nel caso in cui si riuscisse a creare un governo di unità nazionale, le parti potrebbero concordare un'attenuazione delle politiche di austerity che porterebbe Lisbona a tornare sui mercati non prima del 2015 e che la costringerebbe a richiedere nuove linee di credito del fondo salva-Stati; alternativamente, con la 'vittoria' del no all'austerity, andrebbe in scena l'ennesimo haircut di questa lunga crisi economica con i privati, ancora una volta, costretti a 'partecipare' alla rinegoziazione del debito.

Portogallo
(Foto: Flickr / Marg)
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© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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