• Share
  • OkNotizie
  • +8
  • 0

Di Claudio Forleo | 25.07.2013 16:43 CEST

Antonino Di Matteo ha molte 'colpe'. E' un uomo delle Istituzioni, in un paese che non sa riconoscerli. Fa il suo lavoro senza uscire dalle righe, in un paese che ascolta solo chi urla più forte degli altri, molte volte senza dire niente. Non guarda in faccia nessuno, in un paese che (citando Longanesi) sulla bandiera nazionale "dovrebbe recare una grande scritta: tengo famiglia".

Seguici su Facebook

Il suo più grande errore è cercare la verità nel paese degli insabbiamenti, che non arrossisce quando si parla di Mangano come di un eroe, che ricorda i 'santini' Giovanni Falcone e Paolo Borsellino due volte l'anno perchè lo fa sentire più buono. Parlare di giustizia, verità, morale, Costituzione, diritti non va di moda.

Lo diventerà se e quando torneranno a parlare gli esplosivi. Allora avremo nuovi 'santini' con cui sostituire Falcone e Borsellino, battendoci il petto perchè le nuove vittime "sono state lasciate sole". Sempre dopo, mai prima. La politica che oggi fa a gara per non esprimere una dichiarazione di solidarietà ai magistrati, ma corre subito davanti ad un microfono se la Carfagna viene minacciata su Facebook da qualche troll, riprenderà con le corone di fiori, i vibranti messaggi a favore di telecamera nel giorno dell'anniversario dell'ultimo botto.

Siamo così abituati al copione, da non rendercene quasi più conto. Le poche voci fuori dal coro, chi partecipa, chi riesce ad evitare l'indifferenza e il sonno della propria coscienza, rappresenta una estrema minoranza di questo paese, del presunto Belpaese. 

Luglio 2013: Cosa Nostra avrebbe fatto arrivare a Palermo 15 chili di esplosivo per un magistrato, presumibilmente Di Matteo.

Luglio 1992: "Sono turbato, sono preoccupato per voi, perché so che è arrivato il tritolo per me e non voglio coinvolgervi" le parole di Borsellino ad un agente della scorta, dopo essere stato informato dal Ros dell'arrivo dell'esplosivo a Palermo. 

Ad aprile le lettere minatorie a Di Matteo e il riferimento agli "amici romani" di Messina Denaro che davano l'ok, un mese fa il blitz a casa del pm Tartaglia, in cui non viene toccato niente se non una pen-drive dove erano memorizzati dei verbali ancora non depositati. Le presunte istituzioni tacciono: i ministri che si fanno belli degli arresti dei latitanti (salvo proporre leggi ad mafiam su intercettazioni, dimezzamento pene concorso esterno, voto di scambio) sono silenti. Il Capo dello Stato, nonchè presidente del Csm, non monita: il copione si recita solo durante gli anniversari.

Diceva Giovanni Falcone: "Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere".

Falcone era un uomo delle Istituzioni, come Di Matteo, e forse non poteva dire ciò che molti hanno pensato dopo Capaci e via d'Amelio: la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato NON HA VOLUTO proteggere. E' terrificante solo immaginarlo, ma il pensiero che viene è proprio questo.

Viene ogni volta che si nega la trattativa. Viene quando le versioni cambiano con il passare del tempo. Viene quando vengono distrutte delle intercettazioni 'penalmente irrilevanti' ma evidentemente imbarazzanti. Viene quando la parola mafia non viene mai pronunciata in campagna elettorale. 

Chi protegge Di Matteo? Gli agenti della scorta, certo, ma non basta. E' necessario che i riflettori dell'opinione pubblica siano costantemente puntati su quel gruppo di magistrati che conducono le indagini sulla trattativa a Palermo, come a Caltanissetta e Firenze, dove si celebrano processi paralleli ma intrecciati. Dove lo Stato non arriva o non vuole arrivare, può riuscire la società civile. Una parola abusata ma che ritrova un significato quando conosci le Agende Rosse di Salvatore Borsellino e respiri da vicino il "fresco profumo di libertà" che invade via d'Amelio il 19 luglio. Solo retorica secondo molti, incredibilmente reale per chi ha toccato con mano quanto scrive.

Agende Rosse
(Foto: Creative Commons / )
Agende Rosse
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
  • Valuta questo articolo
  • +8
  • 0

Partecipa alla discussione

IBTimes TV

Condividi

 Media Kit
Media Kit
Strumenti
Topics
Archivi
TV
Aggiornamenti
RSS
Twitter
Facebook
Edizione Italia
Team
Contattaci