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Di Gabriella Tesoro | 25.07.2013 17:51 CEST

Washington avrebbe inviato alla Russia una richiesta formale per rimpatriare Edward Snowden, l'ex contractor della National Security Agency (Nsa) che dal 23 giugno scorso è bloccato all'aeroporto di Mosca.

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La notizia arriva dal quotidiano russo Kommersant che cita fonti vicine al Dipartimento di Stato Usa. Secondo il quotidiano, tra la Russia e gli Stati Uniti sarebbero in corso dei colloqui "giornalieri" sulla vicenda del Datagate e, soprattutto, sulla sorte di Snowden.

Tuttavia, benché Kommersant parli di una lettera con "carattere ufficiale", tra i due Paesi non ci sono accordi sull'estradizione. "A Washington sono rimaste leve pesanti con cui fare pressione sulla Russia e, con molte probabilità, queste saranno utilizzate" ha dichiarato il politologo Usa Jonathan Sanders in un'intervista al giornale.

Secondo il presidente del Consiglio dei diritti umani presso il Cremlino, Michail Fedotov, un'estradizione sarebbe impossibile, in quanto le convenzioni internazionali vietano di estradare una persona che ha fatto richiesta di asilo con il rischio che, una volta tornato in patria, venga condannato a morte. Inoltre Fedotov ha ribadito che la Russia e gli Stati Uniti non hanno alcun accordo di estradizione bilaterale.

La sorte di Snowden rimane dunque un grande punto interrogativo. Ieri si era diffusa la notizia secondo cui il Cremlino aveva preparato il documento per permettergli di lasciare l'area transiti dello scalo moscovita e varcare il confine. Dell'agognato documento, però, non ci sono tracce.

Intanto, negli Stati Uniti, la vicenda Datagate non sembra aver scosso molto gli animi, almeno non abbastanza da imporre un cambiamento radicale sui metodi di lavoro dell'Nsa. La Camera Usa ha respinto con 217 voti contro 205 un emendamento alla legge di bilancio del Pentagono che avrebbe reso molto più difficile raccogliere i dati telefonici e telematici degli americani. La proposta era stata definita da Obama "pericolosa" e il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, intervistato dai giornalisti, aveva chiesto ai deputati di respingere il progetto perché metteva "seriamente a rischio la lotta al terrorismo". A Washington era giunto anche il direttore della Nsa, il generale Keith Alezander, il quale ha cercato di convincere i deputati di mantenere inalterati i poteri della sua agenzia. Le due mosse sono dunque state utili e i metodi di lavoro della Nsa rimarranno tali e quali a prima.

E intanto torna a farsi vivo una "vecchia conoscenza": Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, ha annunciato di aver fondato un partito in Australia basato sulla trasparenza, sulla responsabilità e sulla giustizia. Il nome del partito? Wikileaks. Il suo obiettivo, è candidarsi alle prossime elezioni di settembre, entrare nel Senato australiano e portare cinque suoi candidati in Parlamento. Al momento, però, Assange si trova ancora nell'ambasciata equadoregna a Londra e ci vorrà più di un anno prima che possa tornare in Australia, suo Paese d'origine.

 

 

Datagate
(Foto: Reuters / )
Edward Snowden
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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