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Di Alessandro Martorana | 26.07.2013 11:43 CEST

"Il NASDAQ è nostro". Con questo brevissimo messaggio Aleksandr Kalinin, 26enne hacker di San Pietroburgo, avrebbe comunicato nel gennaio 2008 di aver finalmente ottenuto l'accesso amministrativo al network del mercato borsistico elettronico statunitense.

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Un documento del Dipartimento della Giustizia USA reso pubblico nelle ultime ore ha diffuso la notizia del più grande schema di hacking mai perseguito negli Stati Uniti (e molto probabilmente uno dei più grandi al mondo): cinque uomini (quattro russi ed un ucraino) sono stati accusati di cospirazione per l'attacco a grandi network informatici aziendali, grazie al quale sono riusciti a rubare oltre 160 milioni di numeri di carte di credito, causando perdite per centinaia di milioni di dollari.

Dal 2005 al 2012 gli hacker sono riusciti a penetrare nei network interni del NASDAQ e di aziende come 7-Eleven, Carrefour, JCP, Hannaford, Heartland, Wet Seal, Commidea, Dexia, JetBlue, Dow Jones, Euronet, Visa Jordan, Global Payment, Diners Singapore and Ingenicard.

"Questo tipo di crimine è all'avanguardia. Quelli che hanno le capacità e l'inclinazione per introdursi nei nostri network informatici minacciano il nostro benessere economico, la nostra privacy e la nostra sicurezza nazionale. E questo caso mostra che c'è un costo pratico reale, perché queste frodi aumentano i costi del fare affari per ogni consumatore americano, ogni giorno. Non si è mai troppo vigili, né troppo attenti", sostiene Paul J. Fishman, procuratore del Distretto del New Jersey, che si sta occupando del caso.

Sei mesi prima del messaggio col quale annunciava la "capitolazione" del NASDAQ, Kalinin aveva comunicato lo stato del suo certosino lavoro per introdursi nel network: "30 server SQL, e possiamo farci girare qualsiasi cosa, ho già crackato le password degli admin ma il network non è ancora visibile. Questi database sono maledettamente grandi, e penso che la maggior parte delle informazioni sia uno storico delle transazioni".

A ricevere questi messaggi era Albert Gonzalez, l'hacker statunitense che fino ad ora deteneva il "record" per il più grande furto di dati informatici della storia, che sta attualmente scontando una condanna a 20 anni di detenzione per il caso TJX, un'operazione terminata nel 2007 con la quale Gonzalez e i suoi dieci complici riuscirono ad ottenere oltre 45 milioni di numeri di carte di credito e debito.

Secondo la procura USA, Kalinin ed il suo complice Vladimir Drinkman, che erano stati già indagati nel 2009 come "Hacker 1" e "Hacker 2" in un'inchiesta su Gonzalez, erano specializzati nel penetrare nei network, e collaboravano con altri tre uomini. Uno di loro, il 32enne moscovita Roman Kotov, era specializzato nell'estrarre i dati. Mikhail Rytikov, 26enne di Odessa (Ucraina), si occupava di fornire i servizi anonimi di web-hosting utilizzati nel corso delle operazioni, mentre il 29enne moscovita Dmitriy Smilianets era l'incaricato della vendita dei dati rubati.

I numeri di carte di credito europee finivano sul mercato a 50 dollari (poco meno di 38 euro), mentre quelle statunitensi erano più economiche, e costavano 10 dollari (7,50 euro). I compratori utilizzavano poi i numeri per clonare le carte e, utilizzando i PIN rubati, effettuare prelievi per milioni di dollari in tutto il mondo.

[Fonte: US D epartment of Justice]

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(Foto: Flickr / Biran Klug)
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