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Di Redazione IBTimes Italia | 26.07.2013 16:14 CEST

L'Europa fa un altro passo sulla strada che dovrebbe portare l'Unione fuori dalla crisi economica, sbloccando l'ennesima tranche di aiuti alla Grecia, anche se non si può effettivamente dire che i prossimi mesi verranno percorsi camminando su petali di rose, almeno secondo l'opinione dell'ex capo economista della Banca centrale europea Jürgen Stark.

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Intanto le buone notizie, se buone possono essere definite: la Grecia ha infatti approvato l'emendamento che assegna ai 25.00 dipendenti pubblici che verranno messi alla porta, metà a settembre, altrettanti a fine anno, un assegno pari al 75 per cento del salario per una durata massima di otto mesi o fino a quando non troveranno un nuovo posto di lavoro. In questo modo si chiude una nuova fase del salvataggio ellenico, visto che vengono di conseguenza sbloccati 2,5 miliardi di aiuti per Atene. Il commissario agli Affari economici Olli Rehn aggiunge inoltre che i governi nazionali verseranno anche un ulteriore miliardo e mezzo, girando al Tesoro di Atene i profitti ottenuti grazie ai titoli di Stato greci attualmente nelle pance delle banche centrali nazionali.

La telenovela però rischia di non essere ancora finita, poiché l'autunno potrebbe essere più caldo del previsto: rimanendo sul suolo greco alcuni funzionari europei hanno sussurrato che il governo locale potrebbe necessitare di ulteriori aiuti per 3,8 miliardi nel prossimo anno nel caso in cui le privatizzazioni non dovessero portare allo Stato una cifra sufficiente per coprire questo possibile buco. E le settimane passate non lasciano presagire granché di buono.

Ma non è solo la Grecia a preoccupare, anzi le vere e proprie mine vaganti della crisi europea si chiamano Spagna e Italia. A soffiare su questo fuoco è l'ex capo economista della Banca centrale europea che nel 2011 si dimise poiché in disaccordo sul piano di acquisto di titoli di Stato varato dalla BCe presieduta all'epoca da Jean Claude Trichet (ufficialmente si allontanò per motivi personali).

Secondo Jürgen Stark in autunno Spagna e Italia saranno costrette a chiedere l'attivazione del programma Outright Monetary Transactions, ovvero il programma di acquisto titoli di Stato a breve termine (fino a 3 anni), nel caso in cui dovessero riemergere tensioni sul mercato obbligazionario, in cambio ovviamente di un programma di riforme approvato sotto dettatura della Troika.

Le dichiarazioni di Stark, che ritiene che la crisi dell'Eurozona è destinata a peggiorare nei prossimi mesi per via dell'incapacità di alcuni governi (fra cui quello italiano) di intraprendere vere riforme, come pure a causa di crisi che continuano ad approfondirsi come quelle portoghese e greca, arrivano giusto un anno dopo il celebre discorso di Londra di Mario Draghi, in cui il presidente della Banca centrale europea affermò che l'istituto da lui guidato avrebbe fatto tutto quanto fosse necessario per salvare l'euro. Sembra che la resa dei conti sia lontana appena poche settimane.

Eurozona - recessione
(Foto: Reuters/Dado Ruvic / )
Repertorio - The logo of the European Union and the word recession are displayed on the screen an iPad and a LCD monitor in Zenica.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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