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Di Gabriella Tesoro | 27.07.2013 09:58 CEST

Sarebbero stati gli estremisti islamici ad uccidere Mohammed Brahmi, uno dei leader dell'opposizione tunisina freddato da 14 colpi di pistola lo scorso giovedì nella capitale.

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Lo ha riferito, nel corso di una conferenza stampa, il ministro dell'Interno, Lotfi Ben Jeddou, rivelando anche il nome dell'assassino. Si tratta di Boubakr Hakim, un 30enne trafficante di armi, nato in Francia e noto per le sue posizioni jihadiste. Il suo complice sarebbe un altro estremista islamico, Lotfi Ezzine. Hakim era già stato implicato come membro di una cellula composta da 14 persone ed era stato accusato di essere il responsabile dell'omicidio di un altro oppositore del governo, Chokri Belaid, ucciso lo scorso 6 febbraio.

Jeddou ha riferito che l'arma utilizzata per i due attentati, a Brahmi e a Belaid, è la stessa: una pistola semiautomatica 9mm. La polizia aveva recentemente fatto irruzione nell'abitazione di Hakim, trovando un'altra pistola, esplosivi e 90 munizioni.

Nel frattempo, Rachid Ghannouchi, il leader del partito islamico al governo, Ennahda, si è detto "profondamente scioccato" per la morte di Brahmi, giunta proprio nel corso di un delicato momento di transizione, quello della stesura della nuova costituzione: "La Tunisia si stava preparando per completare gli sforzi mirati a concludere la transizione". Ghannouchi ha aggiunto che la Tunisia "era l'unica candela ancora accesa", riferendosi agli altri Paesi nordafricani che, dopo la Primavera Araba, sono sprofondati nell'instabilità politica. "I nemici vogliono spegnere questa candela per coinvolgere la Tunisia nei problemi riscontrati in altri Paesi".

E infatti il timore che anche la Tunisia diventi terreno di disordini politici attanaglia anche il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon: "Questo atroce atto - ha dichiarato-  non deve permettere di far deragliare il progresso che la Tunisia continua a compiere nella sua transizione democratica, anche rispetto alla costituzione, e nell'andare incontro alle aspirazioni sociali ed economiche del popolo tunisino".

A confermare queste paure ci pensano i partiti liberali e di sinistra tunisini, che hanno annunciato la formazione del Fronte di salvezza nazionale che terrà un sit-in di fronte all'Assemblea nazionale finché il governo e la stessa Assemblea non saranno sciolti. Il nuovo gruppo di opposizione punta alla creazione di un governo di unità nazionale, che porti a termine la nuova costituzione e sia incaricato di tenere nuove elezioni.   

 

Il ministro dell'interno tunisino, Lotfi Ben Jeddou, durante la conferenza stampa
(Foto: Reuters / )
Il ministro dell'interno tunisino, Lotfi Ben Jeddou, durante la conferenza stampa
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